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Stefana Quinzani

 

Stefana Quinzani nata a Orzinuovi il 05 Febbraio 1457, è stata una religiosa italiana venerata come beata dalla Chiesa Cattolica.

Proveniva da una famiglia di contadini originaria di Quinzano D'Oglio, da cui appunto è detta "Quinzani" (cioè "di Quinzano"). Figlia di Lorenzo e Savia Sciani. Una consolidata tradizione tramanda che la famiglia si trasferì da Quinzano d'Oglio a Orzinuovi pochi mesi prima della nascita di Stefana (il trasferimento avvenne nel novembre del 1456 e la nascita fu poi a febbraio 1457). Tutt'oggi a Quinzano una iscrizione segnala la casa della famiglia in quella che è oggi "via Beata Stefana".Image

Da giovane aiutò la famiglia nel lavoro dei campi. Morì pronunziando le parole di Gesù in croce: “In manus tuas Domine, commendo spiritum meum!”.

A sette anni Stefana fece voto di castità, e si narra che Gesù, apparendole, le mise al dito un anello prezioso. A 15 anni prese l'Abito del Terz'Ordine domenicano. Visse a lungo a Crema poi si trasferì a Soncino dove fondò un convento domenicano che guidò per molti anni divenendo esempio di santità.

Un giorno Gesù, apparendole, le avrebbe detto: “Figliola, tu mi hai fatto il dono, completo della tua volontà, quale ricompensa desideri?”; “Non voglio altra mercede che Te medesimo”, rispose Stefana.

Dopo la sua morte nelle zone in cui è vissuta, tra bassa bresciana occidentale, alto cremonese e cremasco, è iniziato il culto popolare nei suoi confronti. È salita all'onore degli altari con papa Benedetto XIV il 14 dicembre 1740. Le sue reliquie, dapprima conservate a Colorno (PR), nel 1988, sono state riportate a Soncino, conservate nella chiesa dedicata a san Giacomo. Un osso della tibia sinistra è conservato fin dal 1908 a Quinzano d'Oglio nella chiesa dedicata a San Rocco costruita in luogo adiacente alla casa della famiglia della Beata Stefana.

La memoria liturgica è  per la diocesi di Cremona è il 2 gennaio, mentre per le diocesi di Crema e Brescia è il 16 giugno.

 

Padre Manzella

 

Soncinese di nascita, Padre Manzella veniva da una famiglia modesta di lavoratori ( il padre era materassaio), e si era avviato tardi per la via religiosa e sacerdotale. Dopo una giovinezza laboriosa ed immacolata, a 27 anni sentì irresistibile la voce di Dio e nel 1893 immolava a Dio per la prima volta l'Agnello Divino.

Nel 1900 viene mandato a Sassari dove vi rimase per 37 anni sino alla sua morte, dedito ad un apostolato che fu una vera donazione in pienezza di carità.

Percorrendo le vie della provoncia sassarese, si fermava a volte ad accarezzare la testina di qualche bambino che gli correva incontro gioiosamente gridando il suo nome, perchè tutti ricchi e poveri, credenti e non, bambini ed adulti, conoscevano quest'uomo straordinario e il suo operato. Era amico di tutti, e durante gli spostamenti di evangelizzazione nelle campagne circostanti e nei piccoli paesi, la gente che lo incontrava, soggiogate dal suo fascino, pendevano dalle sue labbra in un raccoglimento religioso come fossero sempre in chiesa.

Alla casa della missione in Sassari era un continuo accorrere di bisognosi da tutte le parti della Sardegna in cerca di lui, della sua bontà, della sua consolazione, e del suo straordinario potere. Tutti accorrevano a lui, e a tutti egli sapeva donare quella pace e letizia di cui era portatore.

Il Sig.re Manzella (come lo chiamavano a Sassari) non aveva età, era sempre giovane. Alla sua morte i suoi anni erano 82 e questo suscita sempre in chi l'ha conosciuto un senso di meraviglia, come se per tutti egli fosse sempre vissuto al di sopra del tempo. Ovunque è passato ha lasciato una traccia di sè; ma soprattutto ha lasciato nelle anime un'impronta d'amore, conforto per tutti.

A lui si ricollega dunque quella parola  e azione di carità, la carità universale per tutti.

 

Paola Elisabetta Cerioli

 

Paola Elisabetta Cerioli, nata nel 1816, ha vissuto docile ed obbediente in famiglia a Soncino di Cremona fino a undici anni circa. Poi, per quasi cinque anni, è stata inviata lontano da casa a studiare presso un educandato di Suore animate dalla spiritualità salesiana che si trovava ad Alzano di Bergamo. Nella sofferenza e nella solitudine ha imparato presto ad affidarsi a Dio. Ritornata ai luoghi nativi si è docilmente e liberamente disposta ai voleri dei genitori. A diciannove anni è andata, così, sposa a un uomo di cinquantotto anni residente a Comonte di Seriate (BG). Insieme hanno dato la vita a quattro bambini, tre dei quali morti prestissimo. Uno di loro, Carlo, è vissuto fino a sedici anni facendo esplodere in lei la gioia e l'amarezza di una maternità conculcata. Il matrimonio vissuto in mezzo a solitudine e devozione è terminato presto in modo liberatorio e problematico insieme. Infatti, rimasta vedova del marito, all'età di trentanove anni è entrata in una profonda crisi esistenziale che l'ha spinta a cercare più in profondità ed oltre i lutti patiti il significato di ciò che le era accaduto e di ciò che Dio le chiedeva.

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 Gli avvenimenti della vita la sospinsero ad affidarsi al Signore con rinnovato entusiasmo, mentre sentiva intrinsecamente rivitalizzato il proprio desiderio di maternità tenuto vivo in lei dalle parole profetiche del figlio Carlo che morente le aveva detto: «Mamma non piangere per la mia prossima morte, perché Dio ti darà tanti altri figli».

Elabora positivamente le proprie tragedie e si consegna alla fede, alla speranza ed alla carità.Così in uno slancio di carità inusitato, che la spingeva ogni giorno a soccorrere i bisognosi ed i malati del suo circondario, mentre contempla la misteriosa figura evangelica dell'Addolorata e si sente guidata dalla forza protettiva di San Giuseppe, comprende che la rivelazione racchiusa nelle parole del figlio Carlo ha una straordinaria attuazione nel mistero della Santa Famiglia di Nazaret dove Maria e Giuseppe cooperano in modo mirabile al piano salvifico del Padre celeste facendosi prolungamento terreno della sua maternità e paternità salvifica ed universale. Lei stessa, infatti, ci lascia questa testimonianza; questa contemplazione lentamente trasforma la sua azione caritativa e di soccorso indirizzandola verso i bambini più soli ed abbandonati e diventa progetto da realizzare con alcune compagne e compagni di apostolato per dare avvenire a chi, senza una dignitosa famiglia, è privo di avvenire. Insieme al soccorso, Madre Cerioli, ha subito percepito la forza educativa della famiglia e dell'istruzione nei confronti dei figli.

Le sue Case e le sue Scuole nacquero e si svilupparono con l'intenzione di promuovere la crescita dell'intera società a partire proprio dalla famiglia. Nello stesso tempo che ella si preoccupava delle sue realizzazioni educative era molto attenta al problema della povertà e delle carenze dei bambini privi di famiglia. Il 24 dicembre 1865, dopo un decennio di vita intensa e laboriosa, muore a meno di cinquant'anni avendo appena avviato la sua Istituzione femminile e maschile in favore dei bambini più «negletti» e «derelitti» della società del suo tempo.

Il proposito della Fondatrice di mediare la paternità e la maternità benefica di Dio per i figli abbandonati dei poveri contadini del suo tempo ha un sostanziale riferimento alla Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria. Con Questo progetto vocazionale esige l'accettazione gioiosa e rigorosa di vivere la povertà totale della Santa Famiglia:

l riferimento pratico ed umile alla Santa Famiglia, oggi come allora, dalla Cerioli è suggerito per soccorrere l'abbandono e la solitudine e perché possiamo affrontare grandiosi interrogativi: che cosa rivela di sé Dio nel mistero coniugale della Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe? Quale volto della divinità è offerto nel mistero di questa famiglia? Quale identità vi è espressa per la vocazione del religiosa della Sacra Famiglia? Così nel mistero della Santa Famiglia è definita e codificata per sempre l'identità più profonda del religiosa della Sacra Famiglia che diventa proposta spirituale per tutto il popolo di Dio

Canzone - Le Filerine

 LE FILERINE

 

A la matin bonora - la ra

Sente i supei a ciucà

Saran le filerine - la ra 

Saran le filerine -  la ra

che van a lavorar

 Da la matina a la sera - la ra

sedute le ghe sta

per uno e trentacinque - la ra

per uno e trentacinque - la ra

Ghe tuca lavorara

O giovanotti cari - la ra

Volete far l'amore 

Andè de le filere - la ra

Andè de le filere - la ra

non ste a vardaga i color

Non ste a vardaga i colori - la ra

Non ste a vardaga le man 

l'è 'l film de la culdera - la ra

l'è 'l film de la culdera - la ra

Che a lure se ghe fa

Sto porche de filere - la ra 

Le spusa de cagnù

Le ga tanta superbia - la ra

le ga tanta superbia - la ra

Le veul spusà i muradur

 

 

 

 

 

 

Soncino Sotterranea

 

A Soncino  esiste una vera e propria città sotterranea che attende ancora di essere in gran parte scoperta.                         

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             Cunicoli, stanze, pozzi, compongono questo mondo sotterraneo che solo negli ultimi anni  si sta portando alla luce grazie a un primo contributo del Gruppo Archeologico Aquaria. Dal 1997 è l'associazione speleologica urbana Castrum Soncini che si occupa della perlustrazione, pulizia e recupero di questi ambienti sotterranei cercando anche di renderli fruibili ai visitatori.  

Molti di questi vani sotterranei sono stati usati come discariche e attualmente si trovano completamente ostruiti da materiale di vario genere. I volontari di Castrum Soncini si sono avvicinati a questa affascinante storia grazie alle numerose leggende che esistono nel borgo soncinese e che ahnno sempre ammantato di mistero queste realtà sotterranee.

   

Alcuni tratti sotterranei visitabili:

1) Baluardo di S.Giuseppe. Composto da 6 vani sotterranei di cui 4 visitabili. Serviva come protezione della porta sud o di S.Giuseppe.
E' stato recuperato dai volontari dell'Associazione Castrum Soncini estraendo manualmente circa 200 metri cubi di materiale depositato all'interno delle stanze sotterranee durante i secoli. E' possibile vedere le caratteristiche di un sotterraneo militare: le feritoie e gli sfiatatoi. Nella stanza centrale c'è una piccola feritoia quadrata, ora cieca, che si suppone facesse parte della prima struttura muraria del XIII secolo, poi inglobata nella cerchia muraria del XV secolo. Un tempo quando era utilizzata avrebbe permesso l'avvistamento delle mura sud fino alla zona della vecchia rocca situata nell'angolo sud-est del borgo.
Sempre nei pressi della Porta di san Giuseppe dalla parte opposta al Baluardo, sono stati rinvenuti dei cunicoli non ancora completamente esplorati.

2) Torrione nel piazzale Rocca sforzesca. Si tratta di due vani sotterranei collegati con l'esterno da un lungo corridoio. Fanno parte di un piccolo baluardo posto all'incrocio di due cortine oblique in una posizione altamente strategica. Infatti la feritoia di sinistra controllava la porta di Sera, mentre quella di destra permetteva il controllo dell'ingresso principale della Rocca sforzesca. Secondo la tradizione locale i sotterranei farebbero parte dell'ex polveriera della Rocca, anche se è probabile che la vera polveriera fosse situata in una posizione più interna al piazzale.
Questa struttura sotterranea potrebbe essere stata collegata con un sotterraneo situato all'interno del Rivellino della Rocca sforzesca, sempre ripulito dai volontari di Castrum Soncini, Questo sotterraneo comprende una scala elicoidale che porta ad un vano comunicante con il fossato. Si possono intravedere tre strutture murarie differenti e un probabile tamponamento in direzione del piazzale antistante la Rocca.

3) Torrioni di via Bastioni Baradello e Balestrieri. I due dongioni situati in via Bastioni Baradello e in via Bastioni Balestrieri sono stati compresi nei lavori di restauro della cortina nord della cerchia muraria di Soncino.L'interno delle due strutture difensive della cerchia muraria si presentava quasi completamente colmo di materiale di risulta accumulatosi soprattutto nell'ultimo secolo. Il lavoro è consistito nello svuotare progressivamente con secchi e cariole i vani attraverso le feritoie poste su due lati dei dongioni. Dopo la pulitura il livello del piano di calpestio si trova circa 30 cm. al di sotto della base delle feritoie.

4) Cellarium ex convento domenicano di San Giacomo. Esistono due ambienti sotterranei: il Cellarium (cantina conventuale) del convento domenicano quattrocentesco e un vano probabilmente più antico con volte a crociera in laterizio.
 
5) Struttura sotterranea sotto ex-filanda. Si intravedono particolari appartenenti alla vecchia cerchia muraria in cui sono state inglobate le strutture ottocentesche dell'ex filanda. 
 
Per prenotazioni visite ai sotterranei di Soncino contattare:
 

Piazza Pieve, 4
26029 Soncino (CR)
tEL 0374 83675

 

 

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