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Vincenzo Cazzaniga

 

LA SUA STORIA

Vincenzo Cazzaniga nato a Soncino il 3 Novembre 1907, figlio del segretario comunale, consegue il diploma di ragioniere e nel 1926 inizia l'attività professionale presso la "bedford Italian Lubrificanti", divisione della "standard Oil", cioè della Esso.

Lavorando come agente venditore e studiando, nel 1930 si laurea in economia e commercio presso l'università Bocconi di Milano.

Durante la parentesi bellica (1941-1945) la società viene chiusa per disposizione governativa e Cazzaniga opera con la Montecatini. Nel 1945 il CLN lo nomina Commissario straordinario per gli oli minerali, carburanti e succedanei. Nelle stanze di Via Brera a Milano, sede del CLN dopo l'insurrezione del 25 Aprile, con l'amico Enrico Mattei appronta un sistema logistico così efficiente per la distribuzione dei carburanti che quando le Autorità Alleate arrivano nel capoluogo lombardo trovano che c'erano maggiori disponiobilità che a Roma. Il rapporto instaurato con Mattei durerà fino alla tragica fine del "Pirata del petrolio" il 27 Settembre '62. Un rapporto fatto di incontri e scontri - Eni, vs Esso, di un forte spirito di concorrenza, ma anche dalla stessa volontà di progredire e di lanciare nuove iniziative.

L'anno seguente il Bedford riprende l'attività e Vincenzo Cazzaniga vi ritorna con il ruolo di General Manager e vi rimane fino al 1948 anno in cui passa alla Esso Italiana

Segue una successione di incarichi sempre più prestigiosi; nel 1950 entra nel CdA, nel 1951 viene nominato presidente e nel 1954 Presidente e Amministratore Delegato. Tra il 1965 e il 1970 fa parte del Board of Directors della 3M Minnesota Minerals & Mining di St Paul in Minnesota.

A 65 anni nel 1972, Cazzaniga lascia la Esso per assumere la vice-presidenza della Bastogi Finanziaria prima e poi della CTIP.

Già ottantenne e infaticabile il Cav. Vincenzo Cazzaniga accetta di presiedere il Consorzio grandi reti. E' l'ultimo incarico di una serie straordinaria e prestigiosa, coronata da riconoscimento ufficiali di altissimo livello:

- Cavaliere del lavoro 1962

- Cavaliere di Gran Croce della Repubblica 1965

- Laurea Honoris Causa in Ingegneria Chimica da parte del Senato Accademico Università di Genova nel 1967

- Presidente dell'Unione  Cristiana Imprenditori e Dirigenti (UCID) da parte di Sua Santità Paolo VI 1972

PER IL SUO PAESE

 Il 3 Agosto del 2000 muore il Cav. Vincenzo Cazzaniga, una delle figure più prestigiose della storia del petrolio Italiano della seconda metà del secolo e dell'economia italiana; senza ombra di dubbio il personaggio soncinese più illustre del '900.

A metà degli anni '80 ebbe un grave incidente stradale e trascorse la sua convalescenza a Soncino. Proprio questo forzato riposo gli fa riscoprire l'amore per il suo paese natale.Così l'Amore per Soncino e per la sua storia si trasformano in un'attenzione costante che si fa impegno generoso di valorizzazione e promozione dedicati alla vicenda degli stampatori ebrei.Nel 1975 ottenne il consenso per riprodurre il torchio della biblioteca Laurenziana di Firenze.

Nel 1988 Cazzaniga donò al museo della Stampa la riproduzione del  torchio mediceo e una copia anastatica della preziosa edizione conservata al  British Museum.

Negli anni seguenti Vincenzo Cazzaniga fu tra i promotori della "Fondazione per lo sviluppo degli studi sugli stampatori Soncino, valorizzata negli anni seguenti da qualificati convegni e pubblicazioni.

Gianni Zavaglio

 

Gianni Zavaglio, detto Michetta (panino), è nato nel 1936 a Soncino. Il nomignolo conquistato da ragazzo si riferisce al periodo in cui la fame annebbiava la vista dei coetanei.

Primi calci nel campetto dell'Oratorio San Paolo a Soncino, debutta nell' A.C. Soncinese dove gioca per quattro anni in Promozione, quindi passa alla Pergolettese di Crema e a 19 anni approda in serie A, all'Atalanta. E' il 1955 e la fisionomia calcistica e caratteriale di Zavaglio è definita: talento naturale, classe cristallina, ottimo scatto e dribbling, grande fiuto del goal ma scarsamente dotato nel fisico e soprattutto insofferente alle regole. 

Cinque anni a Bergamo, poi a Verona, Venezia, Catanzaro dove due gravi infortuni lo demotivano. Un anno nella Cremonese ed infine nella Romanese, dove chiude la sua carriera calcistica. 

Renato Cappellini

 

Renato Cappellini è nato a Soncino nel 1943. Con lineare progressione l'apprendista elettrauto passa dal campo dell'oratorio di Soncino allo stadio comunale di Codogno. Continua a giocare e lavorare, finchè non firma un contratto senza ritorno con l'Inter.

Da qui il lancio! Anche se inizialmente la strada per il Soncinese non è stata facile, poichè non è mai titolare, il giovane non si scoraggia, si allena duramente ed inizia a conquistarsi una posizione. Nel 1966 vince il premio "Giocatore d'0ro" Under 23. Ma nella stagione 66-67 vive il dramma interista di perdere tre titoli in 15 giorni: La finale di Coppa campioni con il Celtic, il Campionato con la sconfitta di Mantova e la Coppa Italia con il Padova.

 Traumatica ed inaspettata, e mai spiegata, nel '68 giunge alla cessione al Varese. Poi 5 belle stagioni alla Roma con Helenio Herrera. Seguono gli anni con la Fiorentina, il Como e il Chiasso. In Svizzera chiude la sua vita calcistica onorata anche da due presenze e un goal in nazionale. Avvia così la sua lunga e dignitosa stagione di allenatore e osservatore.

Giacomo Mino Losi

 

Giacomo Losi, Mino per tutti, è nato a Soncino nel 1935. Ritenuto dai familiari inadatto ai lavori di fatica - il clan dei Losi è conosciuto nel Borgo per avere tenuto per generazioni l'esclusiva di facchinaggio - è stato messo a bottega dallo zio sarto. Ma la Grande passione per il calcio fa il miracolo. maturato fisicamente sul campetto dell'oratorio prima e poi del A.C. Soncinese - come centravanti -, Losi sviluppa una notevole potenza fisica, eccellenti doti di acrobata e di elevazione, nonostante la piccola statura.

Passato alla Cremonese su segnalazione del maestro Guglielmo Colombi, portiere della squadra locale e corrispondente de "La provincia", Losi gioca  per tre anni nel campionato di Quarta serie, come mezzala e definitivamente come terzino. Il tirocinio nei cadetti gli permette di affinare notevolmente la tecnica. Come classico n°5 viene acquistato dalla Roma nel 1954.

I primi mesi sono stati di disagio: "Ero il classico ragazzo di provincia sperduto nella metropoli" diceva sempre; ma grazie al lavoro dell'allenatore che gradualmente lo amalgama con i campioni romani, inizia la scalata al posto fisso e alla fascia di capitano.

Poi diventa la bandiera della compagine capitolina, senza però mai vincere un campionato in 15 anni. Si rifà vincendo nel '61 la Coppa delle Fiere e due volte la Coppa Italia. Veste la maglia della Nazionale per undici volte e nel '62 partecipa ai mondiali del Cile.

Appese le scarpette al chiodo nel '76, allena il Bari in serie C per un anno, ma non era il mio mestiere confessa! Rimane a Roma dove forma famiglia e lavora come osservatore della società, apre una scuola di calcio e allena la nazionale degli attori.

 

 

Padre Mario Zanardi

 

ImagePadre Mario Zanardi

martire della fede

 

Casa Arcipretale di Soncino, tarda sera del 27 Novembre 1941. Dal Pontificio Istituto Missioni Estere di Milano arriva il fonogramma:

"Avvertire famiglia Zanradi che Padre Mario è stato ucciso dai soldati cinesi a Ting Ts'uen il 19 Novembre".

 

 Padre mario e i suoi 3 compagni di fede e di missione hanno vissuto una delle esperienze più care al cristianesimo, il martirio.
" Il martirio è la morte volontariamente accettata per la fede cristiana o per l'esercizio di una delle virtù che hannop a che vedere con la fede." 

Mario Zanardi nasce a Soncino l'8 Ottobre del 1904, secondo di tredici figli di un mercante ambulante nei cascinali e nei paesi limitrofi.Figlio di commercianti, dunque, è proprio dal padre che eredita lo spirito di intraprendenza e la vivacità di carattere.

Sereno, esuberante ed espansivo, Mariolino ha una grande fantasia, tanto che, frequentando l'oratorio, riesce a coinvolgere gli altri ragazzi ingegnandosi con la musica, la pittura e la meccanica. E' all'oratorio che, a servizio dei più piccoli, matura la sua formazione spirituale e la sua vocazione al sacerdozio. Così, a sedici anni, dopo un anno dalla morte della mamma, decide di entrare nel seminario diocesano di Cremona. Ma a poco a poco cresce in lui il desiderio di essere missionario. Il 9 febbraio 1925, nel seminario di Cremona viene ufficialmente costituito il Circolo Missionario, con lo scopo dichiarato di far maturare nei seminaristi un'autentica sensibilità missionaria. Mario Zanardi ne rimane pienamente coinvolto e anche quando, dopo la seconda teologia, passa al seminario del Pime a Monza, non si dimentica delle sue "origini". Rimarrà sempre legato così profondamente a questo Circolo che, anche dalla Cina, non gli farà mai mancare le sue lettere.

L'11 giugno 1927 è ordinato sacerdote. Poche settimane per i saluti e i festeggiamenti, poi la partenza per la Cina. E' il 17 agosto, e a bordo del piroscafo Venezia inizia quello che chiama il suo "viaggio di nozze", malgrado il mal di mare che, per tutto il tragitto, lo fa soffrire tanto da impedirgli di celebrare quotidianamente l'Eucaristia. Il viaggio faticosissimo dura tre mesi durante i quali, nelle lunghe conversazioni con il medico di bordo, con gli indiani confinati giù in quarta classe, con l'equipaggio, parla spesso della sua fede cristiana. Finalmente sbarca a Shanghai. L'ultimo tratto del viaggio, da Hankou a Kaifeng, dove è destinato, è il più emozionante. I treni sono requisiti dai soldati comunisti e i civili sono stipati in vagoni bestiame, con fermate eterne. Ma p. Mario si consola: «Vada come vuole, qui non c'è il mal di mare! E poi, cosa sono questi disagi in confronto alle rischiose spedizioni dei nostri primi padri missionari!».

A Kaifeng la sua prima occupazione è quella d'imparare la lingua: «Il vescovo mi ha dato un libro e un maestro: domani comincio a studiare! Se non fosse per il Signore, credo non arriverei mai a imparare il cinese. Ma, per amor suo e con il suo aiuto, voglio non solo parlarlo, ma leggerlo, scriverlo e persino cantarlo... qui i cristiani lo cantano sempre così bene!».

Solo quattro mesi dopo, ciò che sembrava impossibile diventa realtà: può confessare in cinese e nelle comunità cristiane i fedeli si stupiscono che sappia parlare la loro lingua come un anziano... e pensare che deve ringraziare i bambini e la loro pazienza nel ripetergli mille volte la pronuncia d'un monosillabo! Nel 1928, dopo un anno dal suo arrivo, il vescovo gli affida il distretto di Weishe: tutto da creare e organizzare. Ci vuole un grande entusiasmo e p. Mario è il tipo adatto.Weiche è un distretto molto vasto, costituito solo da poche centinaia di cristiani molto poveri e dispersi in piccoli villaggi lontani uno dall'altro quindici, venti chilometri, in luoghi infestati da briganti.Si procura catechisti, apre scuole, inizia un dispensario e, a giorni e ore stabiliti, è lui stesso che assiste gli ammalati. Anche in questa occasione dimostra un'eccezionale prontezza nell'organizzare le risposte più adatte ai problemi che deve affrontare. Ma proprio quando il distretto è nel pieno delle attività, gli viene comunicato l'ordine di trasferimento in un altro "campo di lavoro": è il giugno 1931. P. Mario è disposto, come sempre, a obbedire.Di buon mattino esce dalla città, inforca la motocicletta che il vescovo gli ha regalato e si dirige a Dingcunji, la sua nuova destinazione.uel distretto, dove tutti andavano a malincuore perché dislocato all'estrema periferia e infestato dai banditi.ella primavera del 1938, come se non bastassero i briganti, arrivano i giapponesi con il seguito abituale di saccheggi, rapine e violenze. P. Zanardi riesce a stento a mettere in salvo le suore cinesi e le catechiste. Passati quelli, i briganti, tornati padroni del campo, finiscono di dissanguare la povera gente già immiserita dalla guerra e dall'inondazione del Fiume Giallo, che riduce le capanne dei villaggi a mucchi di melma coperti di paglia marcia. L'inverno successivo provoca, in una situazione già disperata, una quantità immensa di disperati che cercano alla missione cattolica un po' di cibo: una scodella di brodaglia nera, distribuita due volte al giorno, ma che ha prosciugato tutte le risorse di p. Mario desideroso solo di alleviare, almeno in minima parte, tante sofferenze.el 1939 scrive: «In tre giorni abbiamo cambiato tre padroni: cinesi, giapponesi e briganti si susseguono depredando le ultime scorte di viveri... Viviamo ogni giorno completamente abbandonati nelle mani del Signore». Ed è questa la forza che lo fa andare avanti e che gli fa trovare anche dei motivi di gioia. Nell'estate 1939, mentre i giapponesi occupano per la terza volta la città, p. Mario riceve un tandem, regalatogli dagli amici di Soncino. Nessun dono potrebbe essergli più gradito! Può finalmente viaggiare insieme al proprio "factotum", il catechista,Sempre e dovunque animatore pastorale e conferenziere. Sul tandem p. Zanardi può portare con sé tutto l'occorrente per la celebrazione della Messa, la catechesi e l'animazione: libri, oggetti devozionali, stampa cattolica. Le comunità cristiane possono essere visitate più spesso e a Natale può spostarsi più facilmente per celebrare la messa in comunità diverse. E' davvero felice!

Il 1940 si era aperto con molti problemi, anche se per nulla diversi da quelli, purtroppo, abituali. E nessuna speranza: «Mandatemi quanto potete: qui la miseria è molta; a uscir di casa vengono le lacrime agli occhi». In autunno, però, ha una grande consolazione: arriva a Kaifeng mons. Barosi, suo concittadino e compagno di studi. Finalmente si possono riabbracciare dopo quindici anni! In autunno celebrano insieme il centenario del beato Giovanni Gabriele Perboyre, un missionario francese martirizzato nel Henan nel 1840. L'anno dopo, quando mons. Barosi decide di recarsi a Dingcunji, p. Zanardi lo accompagna. Il 18 luglio 1941, non avendo ricevuto notizie allarmanti e benché p. Zanardi sappia che in quel distretto, considerato "terra di nessuno", gli italiani sono malvisti, di buon mattino lasciano la città di Luyi in tandem, seguiti da due domestici in bicicletta. Entrambi sono consci del pericolo cui vanno incontro, eppure p. Mario è contento di poter rivedere tante persone amiche. Lungo la strada viene loro incontro p. Zanella e tutti e tre, alle quattro del pomeriggio, arrivano a Dingcunji dove c'è ad aspettarli p. Lazzaroni.

Tutto sembra tranquillo. Ma la situazione generale è troppo compromessa perché si possa scommettere sul giorno dopo.

 

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