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Lady Hawke

 

 

 

 

 

 

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Lady Hawke è un magnifico film ambientato in un'immaginaria città del XII secolo, Aquila.
Rutger Hauer interpreta la parte di Etienne Navarro, un Cavaliere che molti anni prima era stato il Comandante della guardia del Vescovo di Aquila e Michelle Pfeiffer, la mia attrice preferita, quella di Isabella d'Anjou, fidanzata di Navarro.
Per loro sfortuna anche il Vescovo è innamorato di Isabella che però, essendo innamorata di Navarro, rifiuta la corte serrata del prelato. Con l'intento di far del male ai due amanti, il Vescovo stringe un patto con il Diavolo e compie un incantesimo attraverso il quale Isabella e Navarro saranno divisi per sempre: di giorno Isabella si tramuta in unFalco e di notte Navarro in Lupo.
Tutto il film è incentrato nel tentativo di Isabella e Navarro di ritornale nella città di Aquila per poter spezzare l'incantesimo del Vescovo. Questo potrà avvenire solo se riusciranno ad assumere le loro sembianze umane nel medesimo istante davanti agli occhi del Prelato.Nel loro tentativo saranno aiutati da un un abile ladruncolo che si chiama Philippe Gaston (Matthew Broderick). Philippe, che è che è riuscito a sfuggire dalle prigioni di Aquila, aiuterà i due protagonisti nell'intento di entrare di nascosto nella Città ed avrà una parte importante nella riuscita del piano di Isabella e Navarro.
Gaston farà, durante tutto il film, da tramite fra i due innamorati, raccontanto ad ognuno quello che accade all'altro essendo, Isabella e Navarro, impossibilitati a parlarsi direttamente.
Lady Hawk, per me, è uno dei migliori film fantasy che siano mai stati girati.
In particolare molto interessante è l'interpretazione di John Wood nei panni del Vescovo di Aquila mentre Rutger Hauer
ci offre la sua migliore interpretazione, se escludiamo quella inarrivabile in Bade Runner.
Due perle sono poi la sceneggiatura e la musica, che fa da sottofondo, composta da Alan Parson.

 
Il Mestiere delle Armi

 

 

 

 

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Titolo: Il mestiere delle armi
Regia: Ermanno Olmi
Sceneggiatura: Ermanno Olmi
Fotografia: Fabio Olmi
Interpreti: Hristo Jivkov, Sergio Grammatico, Sasa Vulicevic, Desislava Tenekedijeva, Sandra Ceccarelli, Dimitar Ratchkov, Fabio Giubbiani, Giancarlo Belelli, Paolo Magagna, Nikolaus Moras, Claudio Tombini, Aldo Toscano, Francesca Lonardelli, Michele Zattara, Vittorio Corcelli, Franco Palmieri, Paolo Roversi, Ralph Palka
Nazionalità: Italia - Francia - Germania - Bulgaria, 2001
Durata: 1h. 40

TRAMA

Olmi propone un film storico, ma che non rinuncia a dire la sua sui nostri tempi, ad entrare profondamente dentro le contraddizioni della nostra contemporaneità. Scopre un personaggio defilato rispetto ai grandi uomini che hanno segnato la storia. Il ritratto è quello di Giovanni dalle Bande Nere, un cavaliere esperto nell'arte della guerra da molti ritenuto feroce e spietato, che combatteva per l'esercito pontificio di papa Clemente VII sotto il comando del generale Francesco Maria della Rovere duca d'Urbino. Il film racconta del suo tentativo di fermare i lanzichenecchi dell'imperatore Carlo V, che in quindicimila calarono verso Roma al comando di Zorzo Frundsberg. La guerra era un mestiere, ma lo era perché anche vivere impegnava tutte le risorse che un uomo poteva mettere in gioco. Olmi ritorna indietro nella tempo per concentrare la sua attenzione sugli ultimi sei giorni di vita del grande condottiero, morto il 30 novembre del 1526 a Mantova. Un'epoca concentrata e riflessa in una goccia di pochi giorni, l'ultima fiammata prima della morte improvvisa che ha colto Giovanni a soli 28 anni: una vita giocata come si gioca una partita a carte. Sei giorni che raccontano anche la complessa articolazione delle signorie, i tradimenti e i sottili giochi politici che dividevano gli "italiani" di allora. Joanni de' Medici chiede l'aiuto di Alfonso d'Este, duca di Ferrara, ma questi rifiuta e viene incontro invece alle convenienti offerte dell'imperatore, al quale consegna delle nuovissime bombarde, quattro cosiddetti falconetti affustati su ruote che pervengono segretamente via fiume al comandante Frundsberg. Ma Giovanni deve incassare anche il voltafaccia di Federico Gonzaga, che concede il passaggio delle truppe imperiali presso Curtatone. Quando Giovanni vi giunge trova il ponte levatoio alzato e così Frundsberg ha la possibilità di passare e acquistare vantaggio prezioso nei suoi confronti. Giovanni non sa che il vicario di Curtatone obbedisce a precise disposizioni del Gonzaga. Ma lo scontro è soltanto rimandato. Questo avverrà presso i ruderi di una vecchia fornace, dove Frundsberg ha nascosto i quattro falconetti. Sarà la quarta bombarda a colpire Giovanni, che dalle conseguenze della ferita non si rimetterà più, nonostante l'amputazione della gamba. Una cronaca dell'epoca recita: "A motivo della sinistra sorte capitata al Signor Joanni de' Medici i più illustri Capitani e Comandanti di tutti gli eserciti fecero auspicanza affinché mai più venisse usata contro l'uomo la potente arma da fuoco". Il mestiere delle armi registra così l'ingresso in campo delle armi da fuoco, cosicché la storia - lo sappiamo - ci ha raccontato tutt'altro. Al principio del Rinascimento l'unica macchina da guerra era l'uomo: la sua forza stava nei muscoli e nella sua abilità con la spada. Giovanni appartiene a quella cultura e quando si prepara al combattimento con Frundsberg è ancora convinto di poterlo affrontare in un duello, corpo a corpo. Ma chi uccide con la spada incontra lo sguardo della sua vittima, ne vede il viso perché lo ha di fronte. Il destino di Giovanni è diverso. Lo attende una palla di ferro che lo stende e la sua morte segna il confine di un mutamento radicale che le armi da fuoco avrebbero determinato nella concezione della guerra. Un’altra idea di guerra e un’altra idea di vita. Tant’è che Giovanni in punto di morte può dire al sacerdote: "Ho vissuto da uomo d’armi e ho fatto tutto quanto il mio mestiere mi portava a fare; con lo stesso spirito, se avessi vestito l’abito che porti tu, avrei servito Dio".

Il ritorno di Ermanno Olmi alla regia è così segnato da un'opera forte, rigorosa, che si sottrae al facile autobiografismo. Il regista concepisce un'opera dalla forza visiva straordinaria, capace di farci entrare dentro la luce rinascimentale per illuminare un discorso di estrema attualità. E non sono ultimi i motivi di ordine politico, perché non a caso Machiavelli riteneva Giovanni l'unico in grado di unificare l'Italia. Il cinema di Olmi è un cinema carico di pensiero, lontano dalle derive dello spettacolo fine a se stesso e che testimonia il suo occhio critico, la sua capacità di mostrare con luce rosselliniana la dimensione narrativa e documentaria dello sguardo. Enrico Ghezzi a Cannes ha giustamente osservato: "Olmi sembra accademico… ma accademico come il miglior cinema che ci sia al mondo

 

 

Libreria
 FOTOTITOLO
EDIZIONE 
 

"ROBERTO ALBORGHETTI"

PAOLA ELISABETTA CERIOLI: MADRE PER LA VITA , PER LA FAMIGLIA, PER I POVERI


EDITRICE VALER  APRILE 2004

 
 

GRUPPO ARCHEOLOGICO “ACQUARIA”OPERAZIONE “CASTRUM SONCINI”

IL BASTIONE DI SAN GIUSEPPE


 GRUPPO ARCHEOLOGICO “ACQUARIA” MARZO 1996

 
 

ERMETE ROSSI

CONOSCERE SONCINO GUIDA TURISTICA, STORICO - ARTISTICA


ASSOCIAZIONE CULTURALE SONCINO 1989

 
 

SECONDO GIUSEPPE BERTOLAZZI

STEMMA E CONFALONE DI SONCINO:RICOSTRUZIONE  STORICA E ARALDICA

 



 

COMUNE DI SONCINO 1994

 
 

 

GRUPPO ARCHEOLOGICO “ACQUARIA” GALLIGNANO

LE CERAMICHE DI SONCINO

 

 


LUGLIO 2003

 
 

ERMETE ROSSI

COMUNE DI SONCINO:RELAZIONE STORICA PER LA CONCESSIONE DEL TITOLO DI CITTA’

 


 

DICEMBRE 2005

 
 

ERMETE ROSSI

UN GIORMO A SONCINO NELLA STORIA E NELL’ARTE


 

MAGGIO 2004

 
 

GIUSEPPE PONTIROLI

I “DELLA CORNA” ARTISTI DOCUMENTI BIOGRAFICI INEDITI

 


 

 COMUNE DI SONCINO APRILE 1990

 
 

ERMETE ROSSI

LA CHIESA E IL PARCO DEL TINAZZO CERIOLI 


 EDIZIONI DEI SONCINO 15 APRILE 2000

 
 

PAOLO CERUTI

BIOGRAFIA SONCINATE


EDITRICE TURRIS  1982

 
 

ROBERTA TOSETTI

DELITTO E AMORE


 COMPAGNIA DELLA STAMPA NOVEMBRE 1999

 
 

FRANCESCO GALANTINO

STORIA DI SONCINO CON DOCUMENTI VOLUMEI

 


 

EDITRICE TURRIS NOVEMBRE 1987

 
 

 

FRANCESCO GALANTINO 

STORIA DI SONCINO CON DOCUMENTI VOLUME II

 

 


 EDITRICE TURRIS  NOVEMBRE 1987

 
 

 

FRANCESCO GALANTINO

STORIA DI SONCINO CON DOCUMENTI VOLUME III

 

 


EDITRICE TURRIS NOVEMBRE 1987

 
 

 

ERMETE ROSSI

 SONCINO LA BELLA STORIA

 

 


OTTOBRE 1995

 
 

 

ERMETE ROSSI

VOLUME I°:SONCINO(LE NOSTRE RADICI) DIRE,FARE,BACIARE…

 


 EDIZIONI LITOEFFE GIUGNO 1987

 
 

 

ERMETE ROSSI

VOLUME II°.SONCINO(LE NOSTRE RADICI) GLI UOMINI,LE OPERE,I GIORNI

 


EDIZIONI LITOEFFE GIUGNO 1987

 
 

ELIDE ZUCCOTTI

 LETTERE NON D'AMORE


 

EDIZIONI DEI SONCINO 28 GIUGNO 2000

 

 
 

ELIDE ZUCCOTTI

CORPO DI DONNA


 

EDIZIONI DEI SONCINO 26 FEBBRAIO 1998

 

 
 

 

AGOSTINO GHILARDI

 POESIE E SCULTORE

 

 


  
 

ELIDE ZUCCOTTI

LA VITA NELLA CONTRADA  VIA S.ANDREA


 

  EDIZIONI DEI SONCINO MAGGIO 2003

 

 
 

ELIDE ZUCCOTTI

IL NOME CHE PORTI


 

ISTITUTO PROPAGANDA LIBRARIA MILANO 1998

 

 
 

 

GRUPPO ARCHEOLOGICO “ACQUARIA” GALLIGNANO

ALLA RICERCA DI ACQUARIA NELLA TERRA DELLE FORNACI E DELLE SORGENTI

 


 SONCINO 1989 
 

 

ASSOCIAZIONE CASTRUM SONCINI

IL BORGO RACCONTALEGGENDE,TESTIMONIANZE,CRONACHE DELLA SONCINO MISTERIOSA

 

 

 


 

 

ASSOCIAZIONE CASTRUM SONCINI 
 

 

GRUPPO  ARCHEOLOGICO “ACQUARIA” GALLIGNANO

ANTICO ORATORIO DI VILLAVETERE DETTO SANTUARIO DELLA MADONNA ADDOLORATA

 


 

MARZO 1999 
 

 

 

FRANCO GARATTINI

QUANDO L’ANIMA ROMPE IL SILENZIO:POESIE E PROSE

 


MAGGIO 1989 
 

 

MARIO MARUBBI

 SONCINO ARTE E MONUMENTI


PRO LOCO SONCINO DICEMBRE 1996 
 

 

G.COLOMBI E G.NOBILINI

SONCINO GUIDA ALL’ARTE E AI MONUMENTI


 ASSOCIAZIONE PRO LOCO  GIUGNO 1993 
 

 

GRUPPO    ARCHEOLOGICO  –MUSEO DELLA STAMPA –MUSEO STORICO

IL MUSEO ARCHEOLOGICO


GRUPPO ARCHEOLOGICO “ACQUARIA” GALLIGNANOSETTEMBRE 2006 
 

 

ELIDE ZUCCOTTI

TRATTENIMENTO BREVE

 


ISTITUTO PROPAGANDA LIBRARIA MILANO1989 
 

 

E. ZUCCOTTIO. TESINIR. TOSETTIR. GUASTINI

2005/2006 CALENDARIO RACCONTATO DALLE DONNE…

 



DICEMBRE 2004 
 

 

ELIDE ZUCCOTTI

 POETICA TERRA (LE STAGIONI DELLA VITA)


EDIZIONE DEI SONCINI 15 MAGGIO 2007 
 

ELIDE ZUCCOTTI

SCRIVERE

 

 

 

EDIZIONE DEI  SONCINO 12 GENNAIO 1998

 

 
 

 

MAESTRO GIOVANNI NICHETTI

LE VIE DI SONCINO


ASSOCIAZIONE PRO LOCO FEBBRAIO 1991 
 

 

GIOVANNI e ANTONIA MORANDI

 I DETTI DI SONCINO



ASSOCIAZIONE PRO LOCO MAGGIO 1978 
 

 

COMUNE DI SONCINO e GRUPPO  ARCHEOLOGICO “AQUARIA”

 RITI E SEPOLTURE TRA ADDA E OGLIO             (dalla tarda età del ferro all'alto medioevo)



 LYNN PASSI PITCHER MAGGIO – GIUGNO 1990 
 

 

LYNN PASSI PITCHER MAGGIO – GIUGNO 1990

 

LA MENORAH NELLA ROCCA   Gli ebrei a Soncino nei sec XV e XVI


APRILE 1991 
 

 

ERMETE ROSSI e SECONDO G. BERTOLAZZI

 LA BANDA CIVICA NELLA TRADIZIONE MUSICALE, CANORA E TEATRALE DI SONCINO

 



EDIZIONE DEI SONCINO

MARZO 2002

 
 

 

GRUPPO ARCHEOLOGICO “AQUARIA”

LE MONETE DI AQUARIA

 


FEBBRAIO 1998 
  LE CARTE DI PIERO MANZONI

 


 

FLAMINIO GUALDONI MARZO 1995 
 

DANIELE NISSIN

 I PRIMORDI DELLA STAMPA EBRAICA NELL’ITALIA SETTENTRIONALE                                                Piove di Sacco – Soncino (1469 – 1497)



ASSOCIAZIONE PRO LOCO APRILE 2004

 
 

ENNIO SANDAL

GERSHOM, GIROLAMO, HIRRONYNUS, LE EDIZIONI DEL SONCINO NELLE CITTA’ ADRIATICHE  1502 – 1527 


 EDIZIONI DEI SONCINO MARZO 2001

 
 

GIULIANO TAMANI

 

 L’ATTIVITA’ EDITORIALE DI GERSHOM SONCINO 1502 – 1527


  EDIZIONE DEI SONCINO MARZO 1997

 
Filastrocca Dialettale

 

 

Filastrocca   Dialettale          

 

Trenta, cuâranta,
la pecora la canta,
la canta en sima al mour,
vâ a ciamà el sciur padrou;
sciur padrou l'é a l'uspedâl,
vâ a ciamà la padruna;
la padruna l'é en giarden

a fâ balà el cagnulen:
cagnulen "bâu bâu"
e la gâtta "miau miau"
e l'üzelin el fà "cip cip",
cantaruma me e ti.

Trenta,cuâranta,                                               
tutto el mund el canta,
canta el galet,
rispunde la galina,
madama Tumasina
s'affaccia a la finestra
con tre curune en testa,
con tre curune en ma'

sulla porta de Mila',
sulla porta de Tortona
se pestâva l'êrba buna,
l'êrba buna ben pestàda,

cuàter dune per la  strâda:
vüna  cüze, l'otra  tàia,
l'otra fâ i capei de pàia,
la pü se bêla fâ l'amur,
fâ l'amur col siur padrü,
siur padrü l'â fât la süpa,
la sô sêrva la maia tüta

 
 

Filastrocca   Dialettale          

 

Trenta, quaranta,
la pecora  canta,
canta in cima al muro,
va a chiamare il signor padrone;
il sigmnor padrone è all'ospedale,
va a chiamare la padrona;
la padrona che è in giardino

a far ballare il cagnolino:
cagnolino "bâu bâu"
e la gatta che fa "miau miau"
e l'üuccelino che fà "cip cip",
canteremo io e te.

Trenta,quâranta,                                               
tutto il mondo canta,
canta il galetto,
risponde la gallina,
La signora Tommasina
si affaccia alla finestra
con tre corone in testa,
con tre corone in mano

sulla porta di Milano,
sulla porta di Tortona
si pestava l'erba buona,
l'erba buona ben pestata,
cquattro donne per la strada:
una cuce, l'altra  tàglia,
l'altra fa i capelli di pàglia,
la più bêlla fâ l'amore,
fâ l'amore col signor padrone,
il signor padrone fa la zuppa,
e la sua serva la mangia tutta.

 

 

  

  

 

Il Drago Taranto

 

 

 

 

                                  Il Drago Taranto

 Le acque del lago Gerundo, costituito da una serie di paludi alimentate dai fiumi Adda, Serio, Oglio, ricoprivano un territorio molto vasto da Treviglio a Pizzighettone, e da Lodi a Soncino, dove le onde venivano a battere contro le mura meridionali del paese.

Il lago incuteva timore e nelle giornate di nebbia, quando tutto era avvolto dal mistero, pareva prendere corpo a pelo d'acqua, là dove si fondevano nebbie e vapori, un essere mostruoso che il popolo aveva identificato in un drago di eccezionali dimensioni ed aveva chiamato Taranto.

Da dove era venuta questa "bestia" crudele e terrificante? dall'unico luogo che avrebbe potuto generarla: Il sepolcro del tiranno Ezzelino da Romano. Le spoglie di un uomo malvagio avevano dato vita ad un drago malefico.

Dove e come viveva il drago Taranto? Nelle acque tra Lodi e Crema, nutrendosi di pesci ed animali, di alberi, cespugli, erbe e.......... di esseri umani. Quante sparizioni avvenivano, quanti boscaioli, pescatori e perfino bambini mancavano all'appello! Coloro che risiedevano nei pressi del lago Gerundo, disperati e terrorizzati, pregavano che accadesse un miracolo capace di liberarli dalla presenza del mostro.

Ecco che il 1° Gennaio 1300 (anno del Giubileo), per intercessione di San Cristoforo, il drago Taranto moriva. Il lago si prosciugava e scompariva, mentre un'infezione provocava la morte di uomini ed animali: solo una donna riusciva a salvarsi, il suo nome era Soresina e da lei aveva origine l'omonima cittadina.

 

(leggenda presa da "Il Gerundo antico lago di Lombardia" di L. Feroldi Cadeo)

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