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Tariffe Location

1) Area feste popolari

 

 

 Primo Accesso € 516,00

Riparto annuale della spesa per il consumo di energia elettrica,tra gli utilizzatori,in base alle giornate di utilizzo.

2) Utilizzo Sala mostre e Torre del Capitano in Rocca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Sala mostre:

  • 7 giorni o periodo inferiore comprendente una festività € 200,00 + IVA
  • 15 giorni comprendenti 2 o 3 festività € 350,00+IVA

 

Torre del Capitano:

  • 7 giorni o periodo inferiore comprendente una festività € 100,00 + IVA
  • 15 giorni comprendenti 2 o 3 festività € 150,00 + IVA

 

Per periodi comprendenti : Pasqua , Festa di Primavera e Sagra delle Radici: Sala mostre € 450,00 + IVA             Torre del Capitano € 170,00 + IVA 

3) Rocca Sforzesca + Immobili comunali per spot pubblicitari/commerciali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Riprese fotografiche con allestimento di set fotografico a scopi commerciali/pubblicitari,escluso i servizi per i matrimoni € 270,00 + IVA giornaliero
  • Riprese cinematografiche per spot commerciali/pubblicitari,escluso i servizi per i matrimoni          € 575,00 + IVA giornaliera

 

Orario : 8.00-12.00 / 14.00-18.00

Per riprese fuori orario in notturna maggiorazione del 30% della tariffa giornaliera .

Per motivi organizzativi le prenotazioni per i servizi di cui sopra vanno presentate all'ufficio economato almeno 15 giorni prima della data di utilizzo della Rocca.

4) Sala consiliare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  •  Manifestazioni di interesse pubblico € 31,00 (IVA inclusa).
  • Manifestazioni di natura privata o comunque non aperte alle partecipazioni del pubblico              € 80,00 (IVA inclusa).

 

La Sala consiliare viene messa a disposizione nei seguenti orari : 9.00 - 13.00 / 14.00-18.00       20.00-24.00

La tariffa dovrà essere corrisposta nell'intero ammontare per ogni fascia di orario sopra indicata indipendentemente dal numero di ore effettivamnete utilizzate.

5) Noleggio attrezzature

 

 

 

 

 

 Richieste da parte di Enti ed Associazioni con patrocinio :  gratuito.

Richieste da parte di Enti ed Associazioni non di Soncino, senza patrocinio : tariffa piena.

Richieste da parte di Associazioni di Soncino, senza patrocinio : 50 % della tariffa.

 Con le seguenti specificazioni :

  • Gli importi sotto indicati saranno applicati per il noleggio dell'attrezzatura indicata per una durata non superiore a giorni 3;
  • Per noleggi di durata superiore a 3 giorni e fino ad un max di 6 giorni , dovrà essere corrisposta oltre la tariffa stabilita un ulteriore importo pari al 50% della stessa;
  • Per noleggi di durata superiore a 6 giorni, la tariffa verrà stabilita di volta in volta dalla Giunta Comunale;
  •   All' atto dell'emissione della fattura dovrà essere aggiunta l'IVA
  • In caso di richiesta di trasporto e facchinaggio delle transenne, le tariffe verranno determinate sulla base delle ore di lavoro necessarie ( tariffa oraria di noleggio dell'autocarro + autista € 27,50; tariffa oraria del facchinaggio € 21,50 per persona ).

Noleggio sedie rosse in plastica agganciabili ( nr. 200 )

                       €100,00

Noleggio palchetto ( nr. 16 pezzi mt.1,50 X 1,00) mq. 24
€ 150,00
Noleggio pedane ( nr. 8 pezzi mt. 2,00 X 1,50) mq. 24
€ 100,00
Noleggio palco mt 6 X 8 
€ 300,00
Noleggio palco mt. 10 X 12 
€ 400,00

Noleggio palco mt. 6 X 8 + utilizzo personale dipendente per trasporto,montaggio e smontaggio

€ 600,00
 Noleggio palco mt. 10 X 12+ utilizzo personale dipendente per trasporto,montaggio e smontaggio€ 700,00
Noleggio luci bianche con utilizzo personale dipendente   € 300,00
Noleggio luci colorate con utilizzo personale dipendente € 400,00
Noleggio sedie verdi ( nr. 150 )
€ 50,00
Noleggio impianto audio 500 Watt con utilizzo personale dipendente€ 300,00
Noleggio impianto luci bianche + impianto audio 500 Watt con utilizzo personale € 500,00
Noleggio impianto luci colorate + impianto audio 500 Watt con utilizzo personale
€ 600,00

Transenne in ferro ( nr. 13 - escluso trasporto e facchinaggio )

€ 10,00 l' una

Agriturismo Infonteno Grande

 

Agriturismo Infonteno Grande

Via degli Infonteni, 5 Soncino (CR)

Tel 349 - 7422798      

333 - 5426494

WEB

 

 
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(Cucina tipica con prodotti locali e produzione propria) 

Apertura: Venerdì e Sabato dalle ore 19:00

Domenica dalle ore 12:00 

Altri giorni disponibilità su prenotazione

Menù turistici a partire da € 15,00 su prenotazione


 

L'albero degli Zoccoli

 

 

 

 

 

 

 

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L'albero degli zoccoli è un film del 1978 diretto da Ermanno Olmi, vincitore della Palma d'Oro al 31° Festival di Cannes. Il film fu girato nel dialetto bergamasco della zona in cui l'opera è ambientata (il film è stato girato prevalentemente nella pianura a compresa tra i comuni di Martinengo, Palosco, Cividate al Piano, Mornico al Serio, Soncino e Treviglio) e fu poi doppiato in italiano dagli stessi attori per la distribuzione italiana. Notevole è la perfetta corrispondenza tra l'ideologia e il linguaggio.

Tutti gli attori sono contadini e gente della campagna bergamasca senza alcuna precedente esperienza di recitazione.

Il film ha come protagonisti quattro famiglie di contadini. In una cascinadi una pianura a Palosco (nella campagna bergamasca), tra l'autunno 1897 e la primavera 1898, vivono alcune famiglie di contadini. Mènec (Domenico), un bimbo di sei anni sveglio ed intelligente, deve fare 6 chilometri per andare a scuola. Un giorno torna a casa con uno zoccolo rotto. Non avendo soldi per comprare un nuovo paio di scarpe, il padre Battistì decide di tagliare di nascosto un albero per fare un nuovo paio di zoccoli al figlio. Il padrone della cascina però viene a saperlo e alla fine viene scoperto il colpevole: la famiglia di Mènec, composta dal padre Batistì, dalla moglie Battistina e dai tre figli di cui uno ancora in fasce, caricate le povere cose sul carro, viene scacciata dalla cascina.

Accanto a questa vicenda che apre, chiude e dà il titolo al film, si alternano episodi della umile vita contadina della cascina, contrassegnata dal lavoro nei campi e dalla preghiera. La vedova Runk a cui è da poco mancato il marito, è costretta a lavorare come lavandaia per poter sfamare i suoi figli, mentre il figlio maggiore di 14 anni viene assunto come garzone al mulino. Anche in questa situazione di indigenza, non viene mai a mancare la carità verso i più poveri, come Giopa, un mendicante che si reca da loro in cerca di cibo. A peggiorare la situazione, la mucca da latte della famiglia si ammala, tanto che il veterinario, fatto chiamare dal paese, consiglia loro di macellarla, considerandola spacciata. Tuttavia la vedova riempe un fiasco con dell'acqua che va a benedire in chiesa, implorando la grazia al Signore, e fa bere l'acqua benedetta alla mucca. L'animale dopo alcuni giorni guarisce. Con loro vive anche nonno Anselmo, padre della vedova, un ingegnoso e saggio contadino (sostituendo in gran segreto, con la complicità della nipote Bettina, lo sterco di gallina a quello di mucca come concime, riesce a far maturare i propri pomodori un mese prima degli altri). Anselmo è molto amato dai bambini ed è il continuatore della cultura popolare, fatta di proverbi e filastrocche, che si tramanda oralmente di generazione in generazione.

Altra vicenda narrata è il timido corteggiamento di Stefano a Maddalena, fatto di intensi e casti sguardi e pochissime parole. Significativo è il loro primo incontro in cui Stefano, dopo aver seguito a pochi passi di distanza Maddalena lungo il sentiero per un lungo tratto, le chiede il permesso di salutarla, la giovane dopo un breve silenzio, dà l'assenso, Stefano allora la saluta, lei ricambia il saluto e si separano. I due alla fine si sposano e si recano in barca a Milano, agitata da tumulti, per andare a trovare in un orfanotrofio suor Maria, zia di lei. Su richiesta della religiosa adottano un bambino di nome Giovanni Battista.

La quarta ed ultima famiglia che vive nella cascina è quella del Finard. Essa è composta da padre, madre, tre figli ed il nonno. Una peculiarità di questa famiglia sono i litigi, frequenti e violenti, tra il padre ed il figlio maggiore accusato di non lavorare mai abbastanza (è anche alcolista). Un giorno Finard, alla festa del paese trova una moneta d'oro. Tornato in cascina la nasconde nello zoccolo del suo cavallo. Dopo qualche tempo cerca di recuperare la moneta. Accortosi che non c'è più, inizia ad inveire contro il cavallo che si imbizzarrisce. Per calmare il Finard, che si è preso un malanno per la rabbia, la moglie chiama la donna del segno che gli dà una pozione.

Tra i personaggi esterni alla cascina, oltre al padrone e al fattore, ha una significativa importanza il parroco del paese don Carlo, il quale pur avendo un'istruzione e appartenendo a un diverso ceto sociale, si prende cura della vita dei contadini e li guida e consiglia con le sue parole. Ricordiamo anche il loquace venditore di stoffe Frikì, abile nel valorizzare la sua mercanzia che trasporta con un carretto di corte in corte, e la ciarlatana donna del segno.

 

 

Lady Hawke

 

 

 

 

 

 

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Lady Hawke è un magnifico film ambientato in un'immaginaria città del XII secolo, Aquila.
Rutger Hauer interpreta la parte di Etienne Navarro, un Cavaliere che molti anni prima era stato il Comandante della guardia del Vescovo di Aquila e Michelle Pfeiffer, la mia attrice preferita, quella di Isabella d'Anjou, fidanzata di Navarro.
Per loro sfortuna anche il Vescovo è innamorato di Isabella che però, essendo innamorata di Navarro, rifiuta la corte serrata del prelato. Con l'intento di far del male ai due amanti, il Vescovo stringe un patto con il Diavolo e compie un incantesimo attraverso il quale Isabella e Navarro saranno divisi per sempre: di giorno Isabella si tramuta in unFalco e di notte Navarro in Lupo.
Tutto il film è incentrato nel tentativo di Isabella e Navarro di ritornale nella città di Aquila per poter spezzare l'incantesimo del Vescovo. Questo potrà avvenire solo se riusciranno ad assumere le loro sembianze umane nel medesimo istante davanti agli occhi del Prelato.Nel loro tentativo saranno aiutati da un un abile ladruncolo che si chiama Philippe Gaston (Matthew Broderick). Philippe, che è che è riuscito a sfuggire dalle prigioni di Aquila, aiuterà i due protagonisti nell'intento di entrare di nascosto nella Città ed avrà una parte importante nella riuscita del piano di Isabella e Navarro.
Gaston farà, durante tutto il film, da tramite fra i due innamorati, raccontanto ad ognuno quello che accade all'altro essendo, Isabella e Navarro, impossibilitati a parlarsi direttamente.
Lady Hawk, per me, è uno dei migliori film fantasy che siano mai stati girati.
In particolare molto interessante è l'interpretazione di John Wood nei panni del Vescovo di Aquila mentre Rutger Hauer
ci offre la sua migliore interpretazione, se escludiamo quella inarrivabile in Bade Runner.
Due perle sono poi la sceneggiatura e la musica, che fa da sottofondo, composta da Alan Parson.

 
Il Mestiere delle Armi

 

 

 

 

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Titolo: Il mestiere delle armi
Regia: Ermanno Olmi
Sceneggiatura: Ermanno Olmi
Fotografia: Fabio Olmi
Interpreti: Hristo Jivkov, Sergio Grammatico, Sasa Vulicevic, Desislava Tenekedijeva, Sandra Ceccarelli, Dimitar Ratchkov, Fabio Giubbiani, Giancarlo Belelli, Paolo Magagna, Nikolaus Moras, Claudio Tombini, Aldo Toscano, Francesca Lonardelli, Michele Zattara, Vittorio Corcelli, Franco Palmieri, Paolo Roversi, Ralph Palka
Nazionalità: Italia - Francia - Germania - Bulgaria, 2001
Durata: 1h. 40

TRAMA

Olmi propone un film storico, ma che non rinuncia a dire la sua sui nostri tempi, ad entrare profondamente dentro le contraddizioni della nostra contemporaneità. Scopre un personaggio defilato rispetto ai grandi uomini che hanno segnato la storia. Il ritratto è quello di Giovanni dalle Bande Nere, un cavaliere esperto nell'arte della guerra da molti ritenuto feroce e spietato, che combatteva per l'esercito pontificio di papa Clemente VII sotto il comando del generale Francesco Maria della Rovere duca d'Urbino. Il film racconta del suo tentativo di fermare i lanzichenecchi dell'imperatore Carlo V, che in quindicimila calarono verso Roma al comando di Zorzo Frundsberg. La guerra era un mestiere, ma lo era perché anche vivere impegnava tutte le risorse che un uomo poteva mettere in gioco. Olmi ritorna indietro nella tempo per concentrare la sua attenzione sugli ultimi sei giorni di vita del grande condottiero, morto il 30 novembre del 1526 a Mantova. Un'epoca concentrata e riflessa in una goccia di pochi giorni, l'ultima fiammata prima della morte improvvisa che ha colto Giovanni a soli 28 anni: una vita giocata come si gioca una partita a carte. Sei giorni che raccontano anche la complessa articolazione delle signorie, i tradimenti e i sottili giochi politici che dividevano gli "italiani" di allora. Joanni de' Medici chiede l'aiuto di Alfonso d'Este, duca di Ferrara, ma questi rifiuta e viene incontro invece alle convenienti offerte dell'imperatore, al quale consegna delle nuovissime bombarde, quattro cosiddetti falconetti affustati su ruote che pervengono segretamente via fiume al comandante Frundsberg. Ma Giovanni deve incassare anche il voltafaccia di Federico Gonzaga, che concede il passaggio delle truppe imperiali presso Curtatone. Quando Giovanni vi giunge trova il ponte levatoio alzato e così Frundsberg ha la possibilità di passare e acquistare vantaggio prezioso nei suoi confronti. Giovanni non sa che il vicario di Curtatone obbedisce a precise disposizioni del Gonzaga. Ma lo scontro è soltanto rimandato. Questo avverrà presso i ruderi di una vecchia fornace, dove Frundsberg ha nascosto i quattro falconetti. Sarà la quarta bombarda a colpire Giovanni, che dalle conseguenze della ferita non si rimetterà più, nonostante l'amputazione della gamba. Una cronaca dell'epoca recita: "A motivo della sinistra sorte capitata al Signor Joanni de' Medici i più illustri Capitani e Comandanti di tutti gli eserciti fecero auspicanza affinché mai più venisse usata contro l'uomo la potente arma da fuoco". Il mestiere delle armi registra così l'ingresso in campo delle armi da fuoco, cosicché la storia - lo sappiamo - ci ha raccontato tutt'altro. Al principio del Rinascimento l'unica macchina da guerra era l'uomo: la sua forza stava nei muscoli e nella sua abilità con la spada. Giovanni appartiene a quella cultura e quando si prepara al combattimento con Frundsberg è ancora convinto di poterlo affrontare in un duello, corpo a corpo. Ma chi uccide con la spada incontra lo sguardo della sua vittima, ne vede il viso perché lo ha di fronte. Il destino di Giovanni è diverso. Lo attende una palla di ferro che lo stende e la sua morte segna il confine di un mutamento radicale che le armi da fuoco avrebbero determinato nella concezione della guerra. Un’altra idea di guerra e un’altra idea di vita. Tant’è che Giovanni in punto di morte può dire al sacerdote: "Ho vissuto da uomo d’armi e ho fatto tutto quanto il mio mestiere mi portava a fare; con lo stesso spirito, se avessi vestito l’abito che porti tu, avrei servito Dio".

Il ritorno di Ermanno Olmi alla regia è così segnato da un'opera forte, rigorosa, che si sottrae al facile autobiografismo. Il regista concepisce un'opera dalla forza visiva straordinaria, capace di farci entrare dentro la luce rinascimentale per illuminare un discorso di estrema attualità. E non sono ultimi i motivi di ordine politico, perché non a caso Machiavelli riteneva Giovanni l'unico in grado di unificare l'Italia. Il cinema di Olmi è un cinema carico di pensiero, lontano dalle derive dello spettacolo fine a se stesso e che testimonia il suo occhio critico, la sua capacità di mostrare con luce rosselliniana la dimensione narrativa e documentaria dello sguardo. Enrico Ghezzi a Cannes ha giustamente osservato: "Olmi sembra accademico… ma accademico come il miglior cinema che ci sia al mondo

 

 

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