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Il Drago Taranto

 

 

 

 

                                  Il Drago Taranto

 Le acque del lago Gerundo, costituito da una serie di paludi alimentate dai fiumi Adda, Serio, Oglio, ricoprivano un territorio molto vasto da Treviglio a Pizzighettone, e da Lodi a Soncino, dove le onde venivano a battere contro le mura meridionali del paese.

Il lago incuteva timore e nelle giornate di nebbia, quando tutto era avvolto dal mistero, pareva prendere corpo a pelo d'acqua, là dove si fondevano nebbie e vapori, un essere mostruoso che il popolo aveva identificato in un drago di eccezionali dimensioni ed aveva chiamato Taranto.

Da dove era venuta questa "bestia" crudele e terrificante? dall'unico luogo che avrebbe potuto generarla: Il sepolcro del tiranno Ezzelino da Romano. Le spoglie di un uomo malvagio avevano dato vita ad un drago malefico.

Dove e come viveva il drago Taranto? Nelle acque tra Lodi e Crema, nutrendosi di pesci ed animali, di alberi, cespugli, erbe e.......... di esseri umani. Quante sparizioni avvenivano, quanti boscaioli, pescatori e perfino bambini mancavano all'appello! Coloro che risiedevano nei pressi del lago Gerundo, disperati e terrorizzati, pregavano che accadesse un miracolo capace di liberarli dalla presenza del mostro.

Ecco che il 1° Gennaio 1300 (anno del Giubileo), per intercessione di San Cristoforo, il drago Taranto moriva. Il lago si prosciugava e scompariva, mentre un'infezione provocava la morte di uomini ed animali: solo una donna riusciva a salvarsi, il suo nome era Soresina e da lei aveva origine l'omonima cittadina.

 

(leggenda presa da "Il Gerundo antico lago di Lombardia" di L. Feroldi Cadeo)

Il Prigioniero senza Tempo

 

Il prigioniero senza tempo

 

Le Tenebre erano ormai scese da parecchio tempo sulla campagna soncinese, quando un improvviso scroscio di acqua ruppe il silenzio notturno. In breve tempo le strade si riempirono di fanghiglia che rendeva alquanto disagevole il viaggio con qualunque mezzo di trasporto. Anche un carro trainato da due buoi fu costretto ad una sosta quando ormai era nelle vicinanze dellacittadina di Soncino.

L'eco della straordinaria vittoria riportata dalla coalizione delle truppe contro il tiranno Ezzelino da Romano era già giunta; si attendeva solo l'arrivo dell'illustre prigioniero, ferito e catturato dal prode soncinese Giovanni Turcazzano.

Le gocce battenti nelle pozzanghere inizavano a diminuire di intensità, mentre le fosche nubit, diradandosi, lasciavano intravedere il disco luminoso di un plenilunio. Il viaggio del carro riprese. Avvolto in coperte e con la ferita al capo bendata in qualche modo, Ezzelino si lamentava per il dolore mentre stava per avvicinarsi al castello di Soncino. "Aprite! I cavalieri sono arrivati!" si sentì risuonare in piena notte. Il pesante ponte levatoio si abbassò lasciando transitare la piccola guarnigione. Il silenzio si impadronì della fortezza soncinese e le guardie, attonite, osservarono sfilare una piccola lettiga di legno sulla quale era stato posto Ezzelino.

Nonostante la sua condizione di ferito lo rendesse praticamente innocuo, quell'uomo così crudele quanto valoroso in battaglia, incuteva a tutti un timore misto a curiosità. Fu condotto in una cella sotterranea dal pavimento fangoso e con le pareti che stillavano umidità da ogni mattone.

La mattina seguente, mentre un tremolante raggio di sole penetrava nell'angusta prigione,  Ezzelino fu destato da numerosi rintocchi di camapne che annunciavano  la sconfitta del terribile nemico.

Scosso da un fremito il tiranno strisciò faticosamente verso la porta ed interrogò la guardia sulla causa di tale frastuono. Immediatamente gli fu risposto che le campane ricordavano l'imminente condanna a morte del famoso prigioniero. Sebbene debilitato dalla profonda ferita al capo, Ezzelino riacquistò il suo antico ardore e piuttosto che essere giustiziato, si lacerò le ferite lasciandosi morire dissanguato.

Soncino ospita ancor, dopo oltre settecento anni, la sua sepoltura mai più rintracciata, ma questa è un'altra storia...

 

(preso da: "il borgo racconta" di Castrum Soncini)

Canzone dei Soncinesi

 

... Così cantavano ancora nelle bettole della periferia di Milano i Soncinesi colà emigrati in cerca di miglior fortuna nel secondo dopoguerra: lontani dal luogo natìo mantenevano vive canzoni in vernacolo che in patria stavano cadendo decisamente in disuso. 

 

NOTER SUM DE' SUNSì

E' MA PIAS E'L Vì;

VOREM  MIA GNA' LA BRèNTA,

GNA 'L BUCAL,

PREFERISèM EL CAAL!

 

(Noi siamo di Soncino, e ci piace molto il vino; non vogliamo nè la brenta, nè il boccale, preferiamo il cavallo!)

 

(dal libro di Ermete Rossi: "gli uomini, le opere i giorni" Pag. 344)

ENOTECA "I 5 FRATI"

 


ENOTECA " I 5 FRATI"

 

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Enoteca i 5 Frati "Vineria, Cocktail, Cucina" ubicata in una corte medievale in centro a Soncino, proponiamo ampia carta vini alla mescita e distillati di ogni tipo, barman professionista con cocktails e più di 50 Gin per tutti i gusti e piccola cucina con proposte per vegetariani e celiaci.
Aperitivo, cena e dopo cena.
 
 Su prenotazione e durante gli eventi Soncinesi aperti anche a pranzo per *banchetti o turisti con locale interamente riservato e a disposizione. 
*Organizzazione cresime, battesimi, tavole bianche, matrimoni, feste di laurea, compleanni, anniversari, etc..


 Adiacente all'ENOTECA I 5 FRATI si trova la cappella dei Barbò che, come il portico, risale alla metà del '400 e in essa erano dipinti sette affreschi. Le dimensioni della cappella sono quelle originali, originale sarebbe anche il soffitto. Si ipotizza che la cappella sia stata fatta costruire da Luchina Barbò che, colpita dalla predica d'un domenicano, abbandonò lo sfarzo per dedicarsi alla carità.

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Ristorante "Le Lame"

 

Ristorante Le Lame

Via Brescia, 23

26029 Soncino (CR)

Tel: 0374 - 85797

sito: www.ristorantelelame.it

pranzo di lavoro € 13.00


 

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