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Palazzo Azzanelli

 

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Il quatrrocentesco Palazzo degli Azzanelli è il risultato della trasformazione di un precedente palazzo, acquistato dalla famiglia di mercanti soncinesi.

 

 

 

Il palazzo presenta un'elegante facciata decorata da monofore trilobate in cotto con putti e modanature a tortiglione, con cornice a marcapiano in cotto, decorata da festoni, ghirlande e putti reggi ghirlanda.

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il cortile assume invece una monumentalità seicentesca nell'ampiezza degli archi ribassati e nella solidità delle colonne con entasi.

Un tempo il palazzo presentava una ricca decorazione costituita da piastrelle in ceramica policroma.

Palazzo Covi

 

 
 Nel quartiere San Martino sorge il palazzo dei Conti Covi: una costruzione che segue l'andamento della strada con un bel portale a tutto sesto e ghiera di pietre bugnate.Sono interessanti all'interno le rinascimentali assette dei soffitti, e all'esterno la fascia ornamentale in tera cotta. In origina il palazzo doveva presentarsi in forme non dissimili da quelle di palazzo Azzanelli ; l'interno era spesso impreziosito da siffitti a cassettoni con tavolette dipinte a soggetti araldici e cavallereschi.Nel cornicione si compongono motivi di serie tardo medievale e rinascimentale: putti alati, inginocchiati che reggono festoni sui quali un tempo si affacciavano angeli musicanti e tutt'ora affiancano ghirlande racchiudenti lo stemma del nobile casato.


Ancora ben conservati sono i cortili, porticati e colonnati dei secoli V e VI secolo. Il più caratteristico è ora sede dell'enoteca "Ai cinque frati" che presenta una serie di colonne in marmo con dei capitelli fogliati quattrocenteschi.

 

Si Udì un Tintinnio
Si udì un tintinnio...
Come molti ricorderanno, il castello di Soncino ha sempre avuto un suo custode, un vecchio che si appoggiava al bastone perche caludicante.
Un mattino arriva tutto trafelato in municipio e, a mal pena riesce a farfugliare quattro parole: " Correte, stanno rubando in Castello!
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Pur domandandosi che cosa si potesse rubare nella Rocca, Il vigile e la guardia si incamminarono di buona lena assieme al vecchi. Sul posto trovarono la moglie del custode che con fare concitato indicava la porta superiore della torre rotonda. 
Fatte le scale di gran carriera, arrivano al camminamento di ronda ed entrano nella torre;per terra  trovano dei mattoni sconnessi,  un buco abbastnaza largo.
Subito vedono una scala di corda che spunta dal buio sottostante.
Il capo dei vigili e la guardia decidono di calarsi, e nel buio più completo tentano di raccapezzarsi; accendono un fiammifero e si guardano intorno.
Nulla, proprio nulla.
Risalgono in superficie un poco delusi e iniziano ad interrogare il custode;
Ecco il suo racconto:
"Ho visto un prete con tre ragazzi scappare in tutta fretta. Portavano sulle spalle dei sacchi tintinnanti; non so altro"
Il vigile e la guardia si guardano in faccia e ragionano: Un prete? piuttosto uno vestito in abito talare. Sacchi tintinnanti? Che cosa contenevano? e poi ancora Come mai non si è trovato nulla?
Bhie...insomma.. tutte domande alle quali nessuno riusciva a dare risposta.
Qualcuno ha suggerito che probabilmente il tesoro era racchiuso già nei sacchi ed ecco il perchè della mancanza di indizi.
La "atanza del tesoro" è ancora là...!
(racconto del si.re Paolo Ferrari preso dal libro "il Borgo racconta")

Messer Peppo
Messer Peppo
Quanto sono antichi i castelli ed i superstiziosi spaventi della gente zotica, altrettanto è vecchia la causa per cui non si vuole abitarli.
Gli spiriti ed i demoni fanno in essi le loro conventicole e nella Rocca di Soncino una ce ne fu che ancora non conta un secolo.
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 Narrava un tale Messer Peppo, legnaiuolo, come egli abitasse nel castello di Soncino verso il 1871. Consisteva la sua abitazione in tre stanzotti al piano superiore, altrettanti ne aveva al terreno, sottoai quali si trovava una cantinaumida come una catacomba.. Messer Peppo fu tra i pochi che sis sentisse coraggio di abitare colà, cosicchè, in premio, pagava una piccola pigione e poteva fregiarsi dello speciale titolo di "castellano".
Tranne qualche notturno scricchiolio di tegole, nulla aveva udito nel corso di un anno.
Quando, nell'entrare estate, gli accorse un accidenti che tuttavia rammentando inorridiva. Ricorreva la festa di San Giacomo ed egli invitava al banchetto in castello molti parenti ed amici di Castelleone, Soresina e d'altri paesi.
Sul far della sera scoppiò un tremendo temporale: fulmini, tuoni, saette pioghgia e greandine....ma Messer Peppo, al contrario dei suoi ospiti gioiva all'idea che quel temporale avrebbe sradicato tanti alberi e in questo modo il prezzo del legno sarebbe sceso. Essendo lui leganiuolo, avrebbe fatto affari d'oro. 
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Così voleva festeggaire e decise di scendere in cantina per spillare la sua botticella sel miglior vino di  Salò che non aveva ancora il fondo asciutto. 
La notte toccava verso le tre quando il legnaiuolo, girata la grossa chiave, tirò il catenaccio, spinse la massiccia porta e scese in cantina.
Spillò la botticella che zampillava pian piano, il poco vino rimasto.
Stava il buon uomo tutto concentrato sul suo vino, quando udì ad un tratto spaventosi muggiti prolungati che sembravano venissero da sotto terra. 
Si guardò intorno innorridito, lasciò cadere il fiasco, e barcollando prese la lanterna cercando la scala. Raggiuntola la ascese sforzando le ginocchia tremanti.
Intanto il tempo si stava placando e i gli ospiti volevano tornare a festeggiare, ma appena ebbero visto la faccia cadaverica del padrone, le gambe tremanti e benchè lo interrogassero lui non rispondeva, tutti si impaurirono e lasciarono il castello, nonostante Messer Peppo urlasse loro di non lasciarlo solo.
Preso anch'egli dalla paura decise di uscire e dirigersi verso lachiesa; Qui dopo la Messa raccontò all'amico l'accaduto, ma questi iniziò a schernirlo, e gli furono fatte beffe, poichè nessuno credeva che nel castello vivessero vi demoni.
Allora la sua paura si rinnovò e mandati a prendere i suoi attrezzi e mobilio, chiuse la rocca e riconsegnò le chiavi.
Quando per disposizione di Federico II vennero ridotte e chiese molte corporazioni claustrali, anche i frati Carmelitani dovettero abbandonare il convento di Santa Maria delle Grazie. Quei frati avevano una ntico sotterraneo ad uso cantina, e nessuno avevamai notato che in fondo ad essa c'era un architrave.
Ma un giorno un uomo affittuario del convento e dell'orto se ne accorse e credette che si sarebbe imbattutto in un tesoro posto oltre quella porta; un pò alla volta riuscì ad aprire la porta e all'insaputa di tutti andò in perlustrazione.
Dopo aver opercorso la catacomba per ben un quanrto di miglio, giunse in un'altra più larga ed alta, ma da lì non potè più proseguire.
Furioso e sputando bile l'uomo fece ritorno. Ma da che mondo e mondo l'uomo speculatore quando gli scappa la fortuna da un lato, sa sempre come afferrarla dall'altro. Così decise di rivelare la presenza della catacomba a dei briganti, sottolinenado il luogo come il più sicuro al mondo. 
La sera di San Giacomo, i briganti decisero di infilarsi in una stalla di buoi e sei dei più abili ne rubarono uno ciascuno.
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A colpi di randello li condussero al convento e giù nel sotterraneo lasciandoli liberi nella parte estrema della catacomba.
Le poverette, non sapendo come altro fare per chiedere aiuto, continuavano a muggire. Il luogo in cui si trovavano eras precisamente la continuazione dei sotterranei usati come cantina da Messer Peppo,
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per cui non abbiamo ragione di ridere alle sue spalle se prese tanto spavento e se avesse creduto venire dall'inferno quei profondi muggiti.
(Leggenda tratta da "di Crema e dei cremaschi, racconti storici" )
Il Frate Misterioso

 

Il Frate Misterioso Image

 

Un giorno capitò a Soncino un frate misterioso, si presentò al Sindaco, cche era allora il Sig.re Pietro Meroni e chiese di essere accompagnato nell'esplorazione del sottosuolo dell'antico Borgo.

In particolare voleva rendersi conto dei misteriosi cunicoli che univano Soncino ai paesi vicini. Detto fatto si portarono a casa dell'amico, scesero in cantina, aprirono la botola e il frate fattosi prestare una scala a pioli, per primo si lanciò nell'avventura, seguito successivamente dai suoi accompagnatori;

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Il fondo visido impediva di camminare speditamente, ma soprattutto il cunicolo era infestato da schifosi rettili, disturbati dal chiarore fioco della fiaccola.

Dopo parecchie ore ecco finalmente il frate rientrare stanco morto ed inzaccherato dalla testa ai piedi. Seduto e rifocillato raccontò che il cunicolo si era fatto sempre più stretto ed insidioso; Ad un certo punto il frate si era reso conto di essere arrivato sotto il fiume Oglio, dallo stillicidio sempre più intenso.

L'acqua gli aveva impedito di proseguire il cammino per cui era stato costretto a tornare indietro.

(Racconto del Sig.re Paolo Ferrari preso dal volume: "Il Borgo Racconta") 

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