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Il Prigioniero senza Tempo Stampa

 

Il prigioniero senza tempo

 

Le Tenebre erano ormai scese da parecchio tempo sulla campagna soncinese, quando un improvviso scroscio di acqua ruppe il silenzio notturno. In breve tempo le strade si riempirono di fanghiglia che rendeva alquanto disagevole il viaggio con qualunque mezzo di trasporto. Anche un carro trainato da due buoi fu costretto ad una sosta quando ormai era nelle vicinanze dellacittadina di Soncino.

L'eco della straordinaria vittoria riportata dalla coalizione delle truppe contro il tiranno Ezzelino da Romano era già giunta; si attendeva solo l'arrivo dell'illustre prigioniero, ferito e catturato dal prode soncinese Giovanni Turcazzano.

Le gocce battenti nelle pozzanghere inizavano a diminuire di intensità, mentre le fosche nubit, diradandosi, lasciavano intravedere il disco luminoso di un plenilunio. Il viaggio del carro riprese. Avvolto in coperte e con la ferita al capo bendata in qualche modo, Ezzelino si lamentava per il dolore mentre stava per avvicinarsi al castello di Soncino. "Aprite! I cavalieri sono arrivati!" si sentì risuonare in piena notte. Il pesante ponte levatoio si abbassò lasciando transitare la piccola guarnigione. Il silenzio si impadronì della fortezza soncinese e le guardie, attonite, osservarono sfilare una piccola lettiga di legno sulla quale era stato posto Ezzelino.

Nonostante la sua condizione di ferito lo rendesse praticamente innocuo, quell'uomo così crudele quanto valoroso in battaglia, incuteva a tutti un timore misto a curiosità. Fu condotto in una cella sotterranea dal pavimento fangoso e con le pareti che stillavano umidità da ogni mattone.

La mattina seguente, mentre un tremolante raggio di sole penetrava nell'angusta prigione,  Ezzelino fu destato da numerosi rintocchi di camapne che annunciavano  la sconfitta del terribile nemico.

Scosso da un fremito il tiranno strisciò faticosamente verso la porta ed interrogò la guardia sulla causa di tale frastuono. Immediatamente gli fu risposto che le campane ricordavano l'imminente condanna a morte del famoso prigioniero. Sebbene debilitato dalla profonda ferita al capo, Ezzelino riacquistò il suo antico ardore e piuttosto che essere giustiziato, si lacerò le ferite lasciandosi morire dissanguato.

Soncino ospita ancor, dopo oltre settecento anni, la sua sepoltura mai più rintracciata, ma questa è un'altra storia...

 

(preso da: "il borgo racconta" di Castrum Soncini)

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