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Padre Mario Zanardi Stampa

 

ImagePadre Mario Zanardi

martire della fede

 

Casa Arcipretale di Soncino, tarda sera del 27 Novembre 1941. Dal Pontificio Istituto Missioni Estere di Milano arriva il fonogramma:

"Avvertire famiglia Zanradi che Padre Mario è stato ucciso dai soldati cinesi a Ting Ts'uen il 19 Novembre".

 

 Padre mario e i suoi 3 compagni di fede e di missione hanno vissuto una delle esperienze più care al cristianesimo, il martirio.
" Il martirio è la morte volontariamente accettata per la fede cristiana o per l'esercizio di una delle virtù che hannop a che vedere con la fede." 

Mario Zanardi nasce a Soncino l'8 Ottobre del 1904, secondo di tredici figli di un mercante ambulante nei cascinali e nei paesi limitrofi.Figlio di commercianti, dunque, è proprio dal padre che eredita lo spirito di intraprendenza e la vivacità di carattere.

Sereno, esuberante ed espansivo, Mariolino ha una grande fantasia, tanto che, frequentando l'oratorio, riesce a coinvolgere gli altri ragazzi ingegnandosi con la musica, la pittura e la meccanica. E' all'oratorio che, a servizio dei più piccoli, matura la sua formazione spirituale e la sua vocazione al sacerdozio. Così, a sedici anni, dopo un anno dalla morte della mamma, decide di entrare nel seminario diocesano di Cremona. Ma a poco a poco cresce in lui il desiderio di essere missionario. Il 9 febbraio 1925, nel seminario di Cremona viene ufficialmente costituito il Circolo Missionario, con lo scopo dichiarato di far maturare nei seminaristi un'autentica sensibilità missionaria. Mario Zanardi ne rimane pienamente coinvolto e anche quando, dopo la seconda teologia, passa al seminario del Pime a Monza, non si dimentica delle sue "origini". Rimarrà sempre legato così profondamente a questo Circolo che, anche dalla Cina, non gli farà mai mancare le sue lettere.

L'11 giugno 1927 è ordinato sacerdote. Poche settimane per i saluti e i festeggiamenti, poi la partenza per la Cina. E' il 17 agosto, e a bordo del piroscafo Venezia inizia quello che chiama il suo "viaggio di nozze", malgrado il mal di mare che, per tutto il tragitto, lo fa soffrire tanto da impedirgli di celebrare quotidianamente l'Eucaristia. Il viaggio faticosissimo dura tre mesi durante i quali, nelle lunghe conversazioni con il medico di bordo, con gli indiani confinati giù in quarta classe, con l'equipaggio, parla spesso della sua fede cristiana. Finalmente sbarca a Shanghai. L'ultimo tratto del viaggio, da Hankou a Kaifeng, dove è destinato, è il più emozionante. I treni sono requisiti dai soldati comunisti e i civili sono stipati in vagoni bestiame, con fermate eterne. Ma p. Mario si consola: «Vada come vuole, qui non c'è il mal di mare! E poi, cosa sono questi disagi in confronto alle rischiose spedizioni dei nostri primi padri missionari!».

A Kaifeng la sua prima occupazione è quella d'imparare la lingua: «Il vescovo mi ha dato un libro e un maestro: domani comincio a studiare! Se non fosse per il Signore, credo non arriverei mai a imparare il cinese. Ma, per amor suo e con il suo aiuto, voglio non solo parlarlo, ma leggerlo, scriverlo e persino cantarlo... qui i cristiani lo cantano sempre così bene!».

Solo quattro mesi dopo, ciò che sembrava impossibile diventa realtà: può confessare in cinese e nelle comunità cristiane i fedeli si stupiscono che sappia parlare la loro lingua come un anziano... e pensare che deve ringraziare i bambini e la loro pazienza nel ripetergli mille volte la pronuncia d'un monosillabo! Nel 1928, dopo un anno dal suo arrivo, il vescovo gli affida il distretto di Weishe: tutto da creare e organizzare. Ci vuole un grande entusiasmo e p. Mario è il tipo adatto.Weiche è un distretto molto vasto, costituito solo da poche centinaia di cristiani molto poveri e dispersi in piccoli villaggi lontani uno dall'altro quindici, venti chilometri, in luoghi infestati da briganti.Si procura catechisti, apre scuole, inizia un dispensario e, a giorni e ore stabiliti, è lui stesso che assiste gli ammalati. Anche in questa occasione dimostra un'eccezionale prontezza nell'organizzare le risposte più adatte ai problemi che deve affrontare. Ma proprio quando il distretto è nel pieno delle attività, gli viene comunicato l'ordine di trasferimento in un altro "campo di lavoro": è il giugno 1931. P. Mario è disposto, come sempre, a obbedire.Di buon mattino esce dalla città, inforca la motocicletta che il vescovo gli ha regalato e si dirige a Dingcunji, la sua nuova destinazione.uel distretto, dove tutti andavano a malincuore perché dislocato all'estrema periferia e infestato dai banditi.ella primavera del 1938, come se non bastassero i briganti, arrivano i giapponesi con il seguito abituale di saccheggi, rapine e violenze. P. Zanardi riesce a stento a mettere in salvo le suore cinesi e le catechiste. Passati quelli, i briganti, tornati padroni del campo, finiscono di dissanguare la povera gente già immiserita dalla guerra e dall'inondazione del Fiume Giallo, che riduce le capanne dei villaggi a mucchi di melma coperti di paglia marcia. L'inverno successivo provoca, in una situazione già disperata, una quantità immensa di disperati che cercano alla missione cattolica un po' di cibo: una scodella di brodaglia nera, distribuita due volte al giorno, ma che ha prosciugato tutte le risorse di p. Mario desideroso solo di alleviare, almeno in minima parte, tante sofferenze.el 1939 scrive: «In tre giorni abbiamo cambiato tre padroni: cinesi, giapponesi e briganti si susseguono depredando le ultime scorte di viveri... Viviamo ogni giorno completamente abbandonati nelle mani del Signore». Ed è questa la forza che lo fa andare avanti e che gli fa trovare anche dei motivi di gioia. Nell'estate 1939, mentre i giapponesi occupano per la terza volta la città, p. Mario riceve un tandem, regalatogli dagli amici di Soncino. Nessun dono potrebbe essergli più gradito! Può finalmente viaggiare insieme al proprio "factotum", il catechista,Sempre e dovunque animatore pastorale e conferenziere. Sul tandem p. Zanardi può portare con sé tutto l'occorrente per la celebrazione della Messa, la catechesi e l'animazione: libri, oggetti devozionali, stampa cattolica. Le comunità cristiane possono essere visitate più spesso e a Natale può spostarsi più facilmente per celebrare la messa in comunità diverse. E' davvero felice!

Il 1940 si era aperto con molti problemi, anche se per nulla diversi da quelli, purtroppo, abituali. E nessuna speranza: «Mandatemi quanto potete: qui la miseria è molta; a uscir di casa vengono le lacrime agli occhi». In autunno, però, ha una grande consolazione: arriva a Kaifeng mons. Barosi, suo concittadino e compagno di studi. Finalmente si possono riabbracciare dopo quindici anni! In autunno celebrano insieme il centenario del beato Giovanni Gabriele Perboyre, un missionario francese martirizzato nel Henan nel 1840. L'anno dopo, quando mons. Barosi decide di recarsi a Dingcunji, p. Zanardi lo accompagna. Il 18 luglio 1941, non avendo ricevuto notizie allarmanti e benché p. Zanardi sappia che in quel distretto, considerato "terra di nessuno", gli italiani sono malvisti, di buon mattino lasciano la città di Luyi in tandem, seguiti da due domestici in bicicletta. Entrambi sono consci del pericolo cui vanno incontro, eppure p. Mario è contento di poter rivedere tante persone amiche. Lungo la strada viene loro incontro p. Zanella e tutti e tre, alle quattro del pomeriggio, arrivano a Dingcunji dove c'è ad aspettarli p. Lazzaroni.

Tutto sembra tranquillo. Ma la situazione generale è troppo compromessa perché si possa scommettere sul giorno dopo.

 

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