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Leonardo da Vinci Stampa

 

Leonardo da Vinci e Soncino


Introduzione. Leclettico, geniale Leonardo da Vinci è stato nel borgo di Soncino tra la fine del400 e il primo500. Lo attesta una nota autografa contenuta in uno dei dodici quaderni o taccuini tascabili conservati alla Biblioteca dellIstituto di Francia, a Parigi:


A Sonzino sol Chermonese


(A Soncino sul Cremonese)


Indicato come Manoscritto I, il volume risulta dalla rilegatura di due originali taccuini definiti come Quaderno I1 di 48 fogli e Quaderno I2 di 96 fogli. Di formato uguale, in sedicesimo, i due brogliacci misurano cm 10 x 7,5. I maggiori studiosi della documentazione vinciana hanno fissato allanno 1497 il centro cronologico della redazione dellintero taccuino. Lannotazionesoncineseè sul secondo manoscritto originale, al foglio 79 verso.

 

Quadro storico. Verso fine 1481 savverte un Leonardo oppresso dalla frustrazione e dalle speranze deluse. Ne conseguì la dolorosa decisione di lasciare Firenze e cercare altrove nuove opportunità come artista e uomo dingegno. Fu così che allaprirsi del 1482 il trentenne Leonardo raggiunse Milano, preceduto forse da una lettera a Ludovico il Moro nella quale soffriva quale pittore, scultore, ingegnere militare e civile, multiforme inventore. Senza tralasciare i suoi interessi per lidraulica e lurbanistica, la musica e la poesia. Lammissione alla corte sforzesca non fu immediata, come forse lartista sperava, per cui fu costretto per un non proprio breve periodo a guadagnarsi da vivere con la professione con cui sera mantenuto a Firenze.

Leonardo dunque dovette attendere alcuni anni prima dentrare nella ristretta cerchia della corte sforzesca, inserito nel gruppo dei 13 ingeniarii camerarii, architetti ingegneri ducali, civili e militari. Dei quali lui e Bramante godevano della specifica qualifica di esperti. Tra le incombenze, pure quella di organizzare la grandiosa scenografia della famosa Festa del Paradiso o Ballo dei pianeti svoltasi nelle sale del castello sforzesco il 13 gennaio 1490. Orgoglio di campanile vuole che si ricordi lapprezzata partecipazione tra i 10 trombetti ducali di Pietro da Soncino, degno erede dei conterranei Garavello e Cristoforo, assidui accompagnatori del duca Francesco Sforza in feste e cerimonie religiose. Lo straordinario successo dellevento - organizzato per il matrimonio di Isabella dAragona con il duca Giangaleazzo Sforza - sancì definitivamente il ruolo di Leonardo presso la corte milanese e anche oltre le mura cittadine. Laffermazione incrementò i suoi impegni artistici, il che comportò lassunzione di alcuni aiutanti per la bottega e listruzione di un piccolo gruppo di allievi. Il 22 luglio entrò nella vita di Leonardo un ragazzino di dieci anni, Giacomo Caprotti dOreno, vaghissimo di grazia e di bellezza, ceduto dal padre contadino al servizio dellartista come servo e modello, e destinato a divenirne aiutante, compagno e amante con il soprannome di Salaì, demonio.

Commissionato più di dieci anni prima, il monumento equestre al duca Francesco Sforza si concretò nel superbo modello in argilla nellanno 1493, anno in cui Leonardo venne raggiunto a Milano dallanziana madre Caterina e abbozzava le prime figure dellUltima cena nel refettorio del convento domenicano di Santa Maria delle Grazie.

Il novelliere e cronista Matteo Bandello, nipote del priore del convento milanese, racconta come sulle impalcature il pittore fosse spesso assorto in meditazione e comunque sempre solo. Ne sarebbe disceso eccezionalmente per la visita del cardinale Raimondo Peraudi, vescovo di Gurk in Carinzia, che l11 febbraio 1501 avrebbe posato la prima pietra della chiesa carmelitana di S. Maria delle Grazie di Soncino. E saggiunga che, sempre nel periodo in cui Leonardo lavorava allUltima cena, nel convento milanese soggiornava fraAmbrosino deTormoli, lartista soncinese già allievo di Jacopo da Ulma, eccellenti nel decorare chiese e conventi con splendide vetrate istoriate. FraAmbrosino aveva lavorato in Duomo e in alcune chiese milanesi, compresa Santa Maria della Rosa. Il cui Priore nel 1492 volle compensare la sua prestazione donandogli una porzione della Sacra Spina per il suo convento soncinese di San Giacomo, già illustrato da due splendide vetrate dellAnnunciazione. Non è azzardato supporre che tra il Maestro da Vinci e lumile converso Ambrosino ci sia stata conoscenza, forse amicizia e frequentazione, anche perché i due artisti condividevano la passione per lidraulica e le sue applicazioni pratiche.

Sembrava imminente la realizzazione del gran cavallo celebrativo, quando nel gennaio 1494 la morte di Ferrante di Napoli scompaginò i preparativi: le 72 tonnellate di bronzo furono dirottate per la fusione di cannoni. Il re di Francia Carlo VIII, erede dei diritti degli Angioini e sollecitato anche da Ludovico il Moro, lasciò in agosto la Francia verso lItalia con il più potente esercito dEuropa. Incontrastata la sua discesa al sud e trionfante lentrata in Napoli. Tanto rapido il successo, quanto rapido il crollo. Gli stati italiani, stupiti di quellevento, si unirono in lega e il 5 luglio 1495 a Fornovo sconfissero il re francese che riuscì a rientrare in patria. Nel frattempo Giangaleazzo Sforza era morto, forse per avvelenamento, e Ludovico il Moro era ufficialmente il nuovo duca di Milano.

Ambizioso, il duca progettava grandiosi piani politici e intraprendeva spregiudicate manovre diplomatiche, tra cui linvio in Inghilterra presso Enrico VII dellambasciatore e cortigiano Raimondo deRaimondi, arciprete della Pieve di S. Maria Assunta di Soncino, che vi fu impegnato dal giugno 1498 a tutta lestate 1499, con pessimi risultati. Da Londra, interessante linformativa inviata al duca di Milano in data 18 dicembre 1497 con le notizie raccolte sullavventurosa spedizione di Giovanni Caboto nel nuovo mondo, ma a una latitudine ben maggiore.

Un altro personaggio soncinese entra in quegli anni nella biografia del Moro, Stefana Quinzani dalle precoci esperienze mistiche. Umile domestica in Crema dal 1472 al 1499, dapprima in casa di Giovanni Sabbatici, artium medicinae doctor, e dal 1496 del suo collega Francesco Verdelli. Qui le visioni mistiche si fecero numerose e clamorose tanto che quella del 17 febbraio97 fu fissata in un verbale sottoscritto dai molti eccellenti testimoni. Vuole la tradizione che lo stesso duca Ludovico si recasse in incognito, travestito da francescano, nella casa del Verdelli per conoscere la mistica e che da lei venisse subito riconosciuto.


Ma ecco che il 7 aprile 1498 morì improvvisamente il giovane re di Francia al quale succedette il duca d’Orléans con il titolo di Luigi XII. Discendente di Valentina Visconti e come tale titolare della contea di Asti, il nuovo re non era amico del duca Ludovico per cui le sue prime mosse furono di reclamare il ducato di Milano e stringere l’alleanza anti-Moro con la Serenissima, ufficializzata il 25 marzo 1499 a Blois e a Venezia.

Data la precaria situazione politico-militare, Leonardo nellaprile99 risulta interessato al gruzzolo bancario di 218 lire e alla costruzione di una casa sul pezzo di terreno a vigneto datogli dal duca, la cosiddetta vigna di Leonardo, posta presso Porta Vercellina. Allinizio dellestate, mentre la situazione precipitava con il passaggio delle Alpi da parte dellesercito francese e il duca di Milano si trovava abbandonato da tutti, Leonardo lavorava alla stufa ovvero bagnio della duchessa Isabella dAragona, la vedova di Galeazzo Maria che grazie a un sofisticato congegno potrà avere a disposizione acqua calda a volontà.

In luglio, al comando di Luigi di Lussemburgo conte di Ligny, di Stuart d’Aubigny e del milanese Gian Giacomo Trivulzio, le truppe di Luigi XII entrarono nel Milanese, e nel contempo l’esercito veneziano attaccava la Lombardia da est, varcando l’Oglio. Allontanatosi il duca Ludovico da Milano il 2 settembre, la città capitolò il 14 senza che si sparasse un sol colpo di cannone, capitolazione preceduta da una decina di giorni dalla resa di Caravaggio, Soncino, Treviglio, Cerreto presso Lodi. Il 6 ottobre, Leonardo assistette all’entrata trionfale di Luigi XII in Milano, abbandonata per tempo da molti dei cortigiani.

Gratificato dall’attenzione deferente dei nuovi padroni del ducato milanese, Leonardo esitò alquanto sul da farsi. Per precauzione pose ordine nei suoi affari, mentre la situazione precipitava per le angherie, i saccheggi e le violenze francesi. A deciderlo alla partenza fu lo scempio che gli arcieri delle truppe occupanti fecero del suo modello in creta della statua equestre del duca Francesco Sforza. Depositati i risparmi al Monte di Pietà fiorentino, banca di tradizionale riferimento familiare, e raccolto l’indispensabile si mise in viaggio per Mantova, attraversando nel rigido inverno padano un territorio devastato dalla guerra. L’accompagnavano l’inseparabile Salaì e il francescano Luca Pacioli, l’intellettuale e matematico legato al Maestro da profonda amicizia e stima, ricambiate.


Gli appunti di Leonardo affidati ai taccuini nulla dicono circa la folta biblioteca privata, se portata con nel viaggio o più verosimilmente affidata in bauli alla custodia di qualche monastero. Dei circa 160 volumi elencati in due riprese, nel 1497 e 1505, uno onora la tradizione culturale soncinese: Synonima di Stefano Fieschi, grammatico allievo del celebre Gasparino Barzizza di non troppo lontana ascendenza soncinese. Infatti, lattuale Roggia Comuna che ancora oggi entra in Soncino da Porta San Martino e vi si dirama capillarmente, era originariamente detta Roggia Barziza, dal nome della famiglia bergamasca venutasi a stabilire nel primo sec. XII. Il Synonima é un manuale per linsegnamento del latino edito attorno al 1477 e più volte ripubblicato nei decenni successivi. Trasferitosi bambino con il padre da Soncino allo Studio di Ragusa, oggi Dubrovnik, Stefano ne divenne cancelliere nel 1441 e dal 1444 al 1459 Magnifico Rettore. Negli annali del borgo il nome è legato alloperetta Luctus Soncinensis, seu Enarratio Rerum Soncinensium licenziata il 23 novembre 1453 per onorare Gerolamo Barbò, influente compaesano in visita alla cittadina dalmata. Lontano dalla piccola patria, Stefano raccolse e fissò il ricordo nostalgico paterno. Suo in particolare il merito davere riferito lepitaffio che aveva suggellato la sconfitta a Cassano dAdda di Ezzelino III da Romano e la sua morte, avvenuta nel carcere comunale soncinese mercoledì 8 ottobre 1259.

Linteresse da autodidatta per la lingua e la lettura di Leonardo - omo sanza lettere - arrivò quandera ormai sulla quarantina, finalmente arresosi allevidenza che il mondo appartiene a chi sa esprimerlo verbalmente. Di qui lo studio del latino con trascrizione di coniugazioni e declinazioni e la spasmodica raccolta di vocaboli dotti o strani o inventati. Molte parole sembrano tratte dalle letture via via affrontate e sono fissate in meticolosi elenchi incolonnati. Si spiega così la presenza delloperetta del retore Stefano Fieschi nella biblioteca personale.


Nella città-stato mantovana il gruppetto di fuggitivi non si fermò a lungo, circa due mesi, ospite di Isabella d’Este, già incontrata più volte alla corte sforzesca durante le sue visite alla sorella Beatrice, già moglie del duca di Milano. Da tempo la duchessa sollecitava un suo ritratto al sommo pittore che l’accontentò disegnandone il profilo con grafite e sanguigna con lumeggiature a pastello. Tra fine febbraio e i primi di marzo del 1500, la comitiva si rimise in viaggio per Venezia, dove giunse ai primi di aprile. In breve successione, qui la raggiunsero incalzanti novità: il tentativo di Ludovico il Moro di riconquistare il potere, la sua alleanza con il sultano Baiazet contro la Serenissima, il rientro vittorioso del Moro in Milano e la devastazione del Friuli da parte del sultano. Per contenere l’avanzata delle truppe turche, Leonardo approntò per la Repubblica di Venezia delle soluzioni originali che però i reggenti cittadini rifiutarono. Nel frattempo, si registrò la diserzione sui due fronti dei mercenari arruolati dai contendenti, la fuga e cattura di Ludovico con la sua traduzione in Francia.

Il giorno 13 aprile 1500 Leonardo è a Firenze, ospite dei frati Serviti dellAnnunziata per cui realizzerà il cartone di SantAnna con la Vergine, il Bambino e San Giovannino. Unordinanza di Cesare Borgia, il Valentino, nella primavera del 1502 nominò Leonardo ingegnere militare delle sue truppe. Seguirono le ispezioni alle fortezze, la campagna di Romagna e rilevazioni cartografiche. Rientrato lanno dopo in Firenze, vi realizzò la Battaglia dAnghiari e quindi ripartì per Milano, chiamato da Carlo dAmboise, governatore francese. Affascinato dalla personalità di Leonardo, Luigi XII lo nominò peintre et ingenieur ordinaire e gli confermò la vigna donatagli da Ludovico il Moro. Negli anni successivi il Maestro si divise tra Firenze e Milano, e nel dicembre 1513 si stabilì a Roma, in Palazzo Belvedere, da dove farà brevi sortite per Parma e Firenze.

Dopo che il nuovo re di Francia Francesco I ebbe riconquistato il Milanese - evacuato dopo la sconfitta di Ravenna ad opera della Lega Santa promossa da Giulio II - Leonardo lasciò l’Italia per la Francia. Era il dicembre 1516. Iniziò pertanto la parte francese e conclusiva della sua affascinante avventura umana.

 

Durante il primo soggiorno milanese, Leonardo non sera allontanato spesso dalla corte, comunque sempre per brevi trasferte lombarde. I suoi appunti hanno annotato soggiorni a Pavia, Vigevano, Chiaravalle, Genova e lago di Como, e riferiscono di un possibile viaggio in Sardegna e duno improbabile in Oriente. Sorprendente lascensione al monte Rosa e meticolosa la perlustrazione delle valli di Chiavenna e di Trozzo, e della Valsassina. Nel secondo periodo, lartista-studioso effettuò lesplorazione con descrizione grafica della Valcamonica con il corso dellOglio fino alluscita dal lago dIseo, Valtrompia, Valsabbia, Valbrembana con alcune osservazioni geologiche. Si tratta di una ventina di carte geografiche composte nella sezione miscellanea della Raccolta Windsor. Il volume consta di 234 fogli di diversa estrazione redatti nellarco temporale che va dal 1478 al 1518, e tra queste carte geografico-militari sta unindicazione significativa sul quando e perché della presenza soncinese di Leonardo.


In primo piano. La presenza del Maestro da Vinci nel borgo di Soncino va letta dentro le coordinate storiche delineate.

Leonardo morì ad Amboise il giorno 2 maggio 1519. Per lascito testamentario del 3 aprile tutti i suoi manoscritti furono assegnati a Francesco Melzi, il fedele discepolo e amico degli ultimi anni. Che, rientrato in Italia, portò con quello sterminato e eterogeneo materiale di scrittura, codici e taccuini di appunti pieni di disegni e note. Dopo la morte del Melzi, il corpus cartaceo - indicato con lespressionei codici di Leonardo - visse una lunga vicenda complessa, intricata e affascinante come la trama di un giallo storico. Già compilati da Leonardo in modo alquanto personale, i codici furono sempre più scompigliati dai nuovi possessori che non esitarono a tagliare, incollare e riunire arbitrariamente quel materiale confezionato dallautore in modo approssimativo, se non proprio disordinato. Gli studiosi hanno faticato nel tentativo non sempre felice di riorganizzare e classificare gli ancora molti fogli salvati dalla dispersione e dal saccheggio.

Riprendendo lanticipazione introduttiva, la nota autografa vinciana al foglio 79 v del Quaderno 2 del Manoscritto I custodito alla Biblioteca dellIstituto di Francia, a Parigi recita:


A Sonzino sol Chermonese


Con la già segnalata aggiunta che i più qualificati studi condotti sul vasto materiale cartaceo hanno concordemente convenuto nel ritenere l’anno 1497 come il fulcro temporale della compilazione del taccuino tascabile. Occorre inoltre tenere presente che, trattandosi di un quaderno di appunti, Leonardo talora ritornava sulla stessa pagina in tempi diversi per sfruttarne gli spazi liberi.

 

 

 

 

 

 

testoLeonardoDaVinci

 


Come ogni moto o continuo

o discreto, per veloce che sia, sarà

impedito la sua linia da piccolo moto

traversale.



(Rivolgimento d’un corso d’acqua)


esempio veloce pigra


(A sanguigna)


(Due figure di aste serrate in una morsa)


A Sonzino sol Chermonese


(Foglio capovolto)


Per tirare equale


(Aste congiunte)


 


Il Manoscritto I tratta molti e diversi argomenti: dalla geometria euclidea ai temi centralissimi dellacqua e della meccanica che appaiono unificati dalla ricerca sul moto. Il taccuino riporta anche delle profezie, tutte scritte a libro capovolto, annotazioni di grammatica latina e alcune scritture criptiche in lingua turca. I disegni ornamentali allegorici presenti vanno riferiti a feste di corte, così come agli ultimi tempi del soggiorno milanese sono assegnabili le note sul discusso bagno della Duchessa e i calcoli per determinare la superficie del terreno concessogli dal duca Ludovico, la cosiddetta vigna di Leonardo.

Come tutte le annotazioni del mancino Leonardo, quella soncinese è anch’essa fissata con scrittura da destra a sinistra. Scrittura sinistrorsa e speculare, come retroversa è la sequenza dei fogli in cui è inserita, cioè si procede dal fondo verso il principio del quaderno. Inoltre, l’artista ci offre qui un’ulteriore prova della sua disinvoltura nel fissare un disegno con relativa didascalia a foglio capovolto. Va infine rilevato come il testo con lo schizzo d’un rivolgimento d’acqua sia segnato a penna e siano invece resi a sanguigna quelli delle due figure di aste serrate in una morsa e le due aste congiunte.

Evidentemente, l’”appunto soncinesee i disegni a sanguigna furono gli originari titolari del foglio del taccuino. Successivamente, Leonardo riprese e riutilizzò il foglio annotando nella parte superiore losservazione sul corso dellacqua: Come ogni moto o continuo o discreto, per veloce che sia, sarà impedito la sua linea da piccolo moto trasversale, e dovette illustrarle graficamente lateralmente con la didascalia: esempio: veloce, pigra. Lateralmente, per non coprire i disegni precedenti. Come rilevato, la sequenza delle pagine del taccuino è retrorsa per cui ilfoglio soncinese(79 v) segue il 72 significativamente intitolatoPrincipio del libro dellacquae dallo stesso 79 v al 74 v si svolge il discorso suiretrosidellacqua.

In particolare, il foglio 82 v tratta del corso tortuoso dei fiumi e suggerisce i sistemi per variarne la velocità, rallentando o velocizzandolo. In particolare,E sel fiume per molte torture si facessi pigro e paludoso per la sua molte torture, allora tu lo debbi in modo dirizzare che lacque piglino soffiziente moto e non che abbia a dare ruine di ripe o dargine. E quando farà profondità vicino ad alcuna argine, allora si debbe tale loro riempire di gabbioni con fascine e ghiara, a ciò non cavi in modo sotto largine, che rovinandola abbia poil fiume a fare un gomito nella tua possessione o villa e dirizzarvi suo corso.La ricca cartografia consultata negli Archivi di Stato di Cremona e Brescia, Venezia e Milano, descrive un corso medio dellOglio nel tratto Orzinuovi-Soncino morfologicamente rispondente alla casistica vinciana, per secolare configurazione e ripetuti interventi di rettifica e regimazione. Ma sarebbe azzardato sostenere in proposito uneffettiva, diretta esperienza soncinese, anche se non sono affatto improbabili almeno due suoi passaggi o soste nel borgo fortificato.

A questo punto si può verosimilmente ipotizzare che il passaggio attestato di Leonardo e compagni da Soncino sia avvenuto nellestate 1498, quando il Moro fu allarmato dallavvento sul trono francese del nemico Luigi XII. Gli erano infatti note le sue ambizioni e rivendicazioni sul ducato milanese per diritti parentali, e laggressiva politica di terraferma della Serenissima, naturale alleata del nuovo re di Francia. Di qui laffidamento da parte di Ludovico il Moro allingeniere camerale Leonardo duna discreta ricognizione al sistema difensivo sul delicato confine veneziano del territorio bresciano. Che aveva nel borgo fortificato soncinese il principale snodo nevralgico di pianura. A quel tempo, lartista aveva già concluso lillustrazione della De Divina Proportione dellamico matematico Luca Pacioli, che sarà pubblicata a Venezia nel 1509. E quasi concluso era pure il Cenacolo: gli mancava forse solo il volto di Giuda, e quasi finita era la decorazione della Sala delle Asse della torre nord del castello, dove restava un solo ponte perché lartista finisse lintervento prima di settembre. Litinerario verso Soncino di Leonardo e accompagnatori toccò Palazzo Pignano, Ombriano, Crema, Offanengo, Romanengo, Ticengo.


PiantinaLeonardoDaVinci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lenigmatica essenzialità dellespressione A Sonzino sol Chermonese suscita comprensibili curiosità e domande. Innanzitutto, lappunto suona come un promemoria per una sosta durante un viaggio dallo scopo riservato, comunque rivelatasi degna di memoria. Per qualche incontro o conoscenza sorprendenti, comunque significativi. Ma chi Leonardo può avere incontrato degno di tanta attenzione? O che cosa ha trovato di tanto interessante? Infine, Leonardo e i suoi compagni presso chi possono avere trovato ospitalità?


Presumibilmente, fu la vasta foresteria degli amici Padri domenicani di San Giacomo ad ospitare Leonardo e il piccolo seguito. Sono noti gli stretti rapporti del Maestro con lOrdine di San Domenico, in Milano e altri centri urbani del centro-nord della penisola. Il pensiero corre al Cenacolo, e alla sua probabile amicizia e frequentazione con lartista domenicano delle vetrate colorate, il soncinese Ambrosino deTormoli. Lalternativa poteva venire dallarciprete della Pieve e cortigiano ducale, Raimondo deRaimondi. Ma gli annali, le cronache e i documenti notarili segnalano quanto fosse episodica la presenza del prelato nella sede arcipretale. E il diario epistolare della sua missione alla corte di Enrico VII dInghilterra informa che nel 1498 il prete, cortigiano e diplomatico stava dibattendosi tra difficoltà e imprevisti in terra inglese.

Non rimane che lipotesi più realistica: Leonardo e seguito furono sorpresi dallimponente rocca sforzesca con la cinta muraria circondata dallampio fossato, opera progettata dallingegnere ducale Bartolomeo Gadio incontrato da Leonardo al suo arrivo a Milano e nellimminenza del pensionamento. Forse egli aveva nutrito la speranza di succedergli nel prestigioso ruolo. Certamente, suscitò linteresse degli ospiti la geniale articolazione dei sistemi idrico-fognario e produttivo del borgo. Leonardo, infatti, aveva studiato come liberare Milano dai rifiuti organici lasciati nelle strade a decomporsi e appestare laria cittadina. Inoltre, informa il Vasari chegli fece disegni di mulini, gualcherie, ed ordigni che potessero andare per forza dacqua. Il duecentesco corso dacqua introdotto nel borgo fortificato, infatti, alimentava una successione di impianti idraulici che macinavano cereali, torchiavano uva, ravizzoni e linosa, lavoravano pannilana, azionavano magli, segherie e pile da riso.

Reggeva il prestigioso convento di san Giacomo il Priore Francesco Cropelli, rampollo d’una delle più antiche e nobili, facoltose e influenti famiglie soncinesi. Ma soprattutto, autorevole per cultura e pietà, direttore spirituale della mistica Stefana Quinzani con cui condivise ancora in vita la venerazione popolare che li promosse beati. E’ bello pensare che a lui sia spettato il privilegio di guidare gli illustri ospiti nella visita alle eccellenze civili, militari e religiose dell’antico borgo.


Ermete Rossi


Soncino, 24 novembre 2011










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