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Enea Ferrari Stampa

      Enea Ferrari (1908 - 1972), è considerato uno dei personaggi soncinesi storici di spicco. Avviato dal padre alla carriera accademica, aveva frequentato il liceo artistico di Brera e successivamente la scuola superiore d'arte di Milano, conseguendo l'abilitazione all'insegnamento.

Artista e interprete del valore artistico, il Professor Ferrari  per oltre 40 anni diresse la scuola d'arte di Soncino, sorta nel 1872. In questo ruolo dimostrò non solo doti comuni di realizzatore, ma anche una profonda consapevolezza dei problemi e delle tematiche che potevano nascere in quell'ambiente proprio perchè competente ed altamente convinto dell'enorme importanza di questa tipologia di scuola.

Preparatissimo ad affrontare i compiti richiesti, fu lui che diede il via ad un'intensa attività intesa a sempre maggiormente consolidare l'organizzazione, invigorendone l'anima e soprattutto quella sensibilità artistica e quel senso di socialità che gli appartenevano.La sua vita artistica testimonia una convinta opposizione ai canoni fissi della tradizione naturalistica ed una spontanea adesione all'orientamento espressionistico decretata dalla seconda guerra mondiale.

Tra le sue maggiori iniziative ricordiamo la costruzione della sede attuale della Colonia Fluviale; l'organizzazione della Fiera Mercato settembrina, l'istituzione del premio estemporaneo di pittura dedicato a Francesco Galantino, e della mostra internazionale d'avanguardia intitolata a Piero Manzoni.

Fu lui insieme alla sua scuola d'arte, che nei primi anni '60, ricostruì il ponte levatoio, tutt'ora in uso nella Rocca, studiando i pochissimi modelli esistenti e dotandola quindi di uno dei pochissimi ponti levatoi perfettamente funzionanti, rispettosi della tradizione, manovrabili da un solo uomo, pur pesando circa 4 tonnellate; motivo non secondario per fare della visita alla nostra Rocca un'esperienza particolare, specie per i ragazzi dell'età scolare.

Negli anni '60, fu professore di disegno alle scuole medie, creativo e originale, in grado di far imparare le varie tecniche povere del disegno e di far innamorare di esso, anche i nostri figli di contadini che con lui potevano disegnare secondo fantasia, cosa ancora poco diffusa e  pochissimo apprezzata in quei tempi.

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