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Ezzelino da Romano Stampa

 

Ezzelino III da Romano , nato il 25 Aprile 1194, muore a Soncino il 27 Settembre 1259. E'  stato un condottiero e dittatore italiano, che ha portato terrore in buona parte del nord Italia.

È noto anche come Ecelino da Romano, signore della Marca Trevigiana, soprannominato il Feroce o il Terribile.

Così dipinto da uno dei più severi critici: Il Gerardo

... Dopo che fu intrato in Padoa divenne austero nel volto, terribile in ogni parola: ne lo andare superbo et altiero, sempre d'ira pieno, e dio  dispetto. Ispaventava chiunque non pur con le parole ma li sguardi anchora. S'astenne da femminili amori: disgiunse però i mariti da le mogli. Hebbe in odio i ruffiani, le meretrici, i ladri, i traditori, non di meno egli uccideva e spogliava altri de' bene suoi. Sospettoso oltre modo, le parole altrui e i fatti in dubbio sempre interpretava a la peggior parte. Crudele, senza misericordia, di crudeltà sormontò tutti gli altri tiranni de le passate etadi...


ezzelino III
...Fu di statura di corpo mediocre, ne magro ne corpolento, d0occhi vivissimi, di faccia goconda, d'acutissimi eenti, de capelli tra'l bianco e'l rosso, eloquente e ne le sue attioni composto, et elegante e di diolce conversazione...
 




Ezzelino da Romano

Appartenente alla famiglia degli Ezzelini stemma ezzelini era il figlio primogenito di Ezzelino II il Monaco e fratello di Alberico da Romano e di Cunizza da Romano. Fu considerato un soldato audace, astuto e valoroso anche se fanatico come ghibellino e spietato nella sua volontà di dominio. Ereditò dal padre i territori di Bassano, di Marostica e di tutti i castelli situati sui colli Euganei.

 Già a venti anni aveva manifestato le sue speciali inclinazioni per la guerra, unite ad uno spirito di dissimulazione e di pazienza, straordinari per la sua età. Era inoltre resistentissimo ad ogni fatica, capace di affrontare impavido qualsiasi pericolo, freddo ed insensibile ad ogni spettacolo di pietà, intollerante di ogni freno e di ogni consiglio. Si comportò con una crudeltà forse maggiore rispetto ai livelli (peraltro assai elevati) dei suoi tempi, anche se non particolarmente credibili sembrano le fonti storiche di parte a lui avversa che non mancarono di descrivere Ezzelino III come un fosco tiranno che traeva personale diletto nell'escogitare torture raffinate quanto crudeli.

Fu certamente uomo di parte e delle fazioni si servì principalmente per ingrandire i suoi Feudi e rendersi sempre più potente. Per tutto ciò appare come il più attivo e ardente ghibellino, tanto che di questo partito ebbe di fatto il comando nell' Italia settentrionale.Sia a Lui che a suo fratello  l’Imperatore Federico II nel 1232 aveva accordato una particolare protezione. Ezzelino era stato più fortunato ed astuto del fratello ch’era stato costretto dai padovani a passare dalla parte guelfa. Infatti nel 1235 riuscì a farsi nominare dal Senato podestà, col titolo di capitano del popolo. E per meglio difendersi dalle rappresaglie dei guelfi, convinse Federico II a mettere in città un presidio di militari ed a farsi nominare comandante. Il 16 agosto del 1236, Ezzelino convinse Federico, che si trovava in Germania, a scendere in Italia: cosa che puntualmente fece passando per le vallate di Trento unendosi alle forze di Cremona, Parma, Modena e Reggio, e mettendo a ferro e a fuoco i dintorni di Mantova, Brescia e Vicenza. Dopo di che se ne tornò in Germania per regolare i conti col duca d’Austria, lasciando il comando ad Ezzelino. In quei frangenti il marchese d’Este s’era pacificato con Federico e con Ezzelino. Nel 1236 ebbe in moglie Selvaggia, figlia naturale di Federico (o forse cugina di Bianca Lancia, sua amante e madre di Manfredi), al quale garantiva aperta la via importantissima della Val d’Adige. Ezzelino intanto, giuocando d’astuzia, s’impossessò di Padova, costringendo alla fuga i più potenti cittadini, demolendo le loro case, e facendo nominare podestà un suo amico, un certo conte di Teatino, napoletano. Riaccesasi la lotta col marchese d’Este, Ezzelino gli tolse ogni dominio e lo costrinse a ritirarsi in Rovigo. Federico però cercò di rappacificarli, facendo celebrare le nozze tra Rinaldo, figlio del marchese d’Este, con Adelaide, figlia di Alberico. Ma morto Gregorio IX e partito Federico, Ezzelino iniziò la sua opera di conquista. Assalì i castelli del Brenta, s’impossessò dei territori del marchese d’Este, attaccò il castello di S. Bonifacio, occupò le terre di Treviso, benché fossero del fratello, sottomise Feltre e Belluno, divenendo "signore" di tutti i paesi posti tra le Alpi di Trento e l’Oglio. Non esitava ad uccidere i nemici, ne confiscava i beni, demoliva le loro case. Ad ogni minimo sospetto di cospirazione applicava terribili torture, riempiendo le prigioni di prigionieri.

A tanta ferocia si oppose papa Innocenzo IV che lo scomunicò (1254) e bandì una crociata, incitando i vescovi e le città di Lombardia, Emilia e Marca Trevigiana. Ezzelino, fiutata la tempesta, si riconciliò col fratello che governava ancora Treviso, e strinse alleanza con Oberto Pelavicino e Buoso di Doaro. Quindi assalì Padova, che resistete, ma entrò a Brescia che macchiò di sangue e ne divenne padrone assoluto. A questo punto, il Pelavicino e Buoso di Doara lo abbandonarono unendosi alla lega dei crociati, l’undici giugno del 1259. Ma Ezzelino assale il castello di Priola, vicino Vicenza, e fa mutilare quanti vi s’erano rifugiati. Quindi marcia verso Milano! I milanesi, condotti da Martino della Torre, cercano d’aggirarlo, ma questi attraversa l’Oglio e l’Adda ed attacca Monza. Respinto, attacca il castello di Trezzo, s’impossessa di Cassano. Ferito ad un piede, fugge verso Bergamo, dove finalmente viene vinto e catturato e portato a Soncino dove imprigionato muore. 

 Così si dice della sua morte: "Condotto nella tenda di Buoso di Doara, cupo, minaccioso, ristretto in sé stesso, metteva spavento nei circostanti coll’immobilità dello sguardo inclinato, uno sguardo feroce, in un più feroce silenzio. Vedendolo in tanta miseria, gli mandarono medici perché ne prendessero cura. Ma egli strappa furiosamente le bende delle piaghe e dopo undici giorni di orribile agonia, trasportato a Soncino, ivi rende lo spirito ed ivi le esecrate ceneri hanno in terra riposo". Era il 27 settembre del 1259. Così volle morire colla stessa feroce ostinazione con cui aveva in un sol giorno fatto trucidare diecimila padovani."

 

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